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Franciacorta

Luoghi da visitare: Abbazie e Chiese

L’Abbazia di San Nicola, uno degli edifici religiosi più monumentali d’Italia, fondata nel X secolo, prosperò nuovamente grazie agli Olivetani, che dal 1446 ottennero il possesso del priorato di Rodengo. Il complesso - proprietà del demanio dello Stato - è tornato nel 1969 in uso ai religiosi, che lo hanno restituito alla sua destinazione originaria. Ciò ha segnato l’inizio di un imponente restauro che ha riportato agli antichi splendori la chiesa, il chiostro del tardo Cinquecento a colonne combinate, il chiostrino rustico quattrocentesco, il refettorio, la galleria monumentale e le diverse sale che ospitano capolavori dei massimi esponenti artistici del Bresciano specialmente dei secoli XVI e XVII. Ospita un laboratorio per il restauro del libro.

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030 736008

La Chiesa Parrocchiale di Capriolo, dedicata a San Giorgio è di origine Seicentesca, ristrutturata agli inizi del '900. Conserva al suo interno pregevoli opere d'arte: una Resurrezione del pittore cinquecentesco bresciano Girolamo Romanino, il Martirio di San Gervasio e Protasio di Callisto Piazza e una statua lignea quattrocentesca raffigurante la Madonna Vecchia.

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0307241093

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Il complesso è situato in posizione è privilegiata sulle pendici orientali del Monte Orfano nel comune di Rovato. Nel 1449 due frati della congregazione dei Servi di Maria ottennero un terreno per costruirvi un convento e una chiesa, che fu completata nel 1503. Divenne ben presto meta di pellegrinaggi, particolarmente in occasione delle grandi feste dedicate alla Madonna, fino al 1772, quando venne soppresso. Solo nel 1963, sempre ad opera dei Servi di Maria, si ricostituiva una comunità religiosa all’interno del complesso, che tra l’altro ospita opere di grande rilievo artistico tra cui un’Annunciazione del Romanino (1485-1566). Il convento è caratterizzato da un chiostro dalla perfetta geometria; le linee semplici delle colonne e degli archi inquadrano il pozzo centrale adorno di una raffinata decorazione in ferro battuto.

Orari di apertura: da martedì a domenica 10.00-12.30; 14.00-18.00.
Visite guidate su prenotazione.

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030/9823617

http://www.sanpietroinlamosa.org

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Nei pressi di Provaglio d’Iseo sorge il monastero di San Pietro in Lamosa, dal quale si può godere di una vista splendida sulle Torbiere del Sebino, dichiarate Riserva Naturale nel 1983 e percorribili a piedi o in bicicletta. Il monastero prende il nome dalle Lame, le paludi che i Cluniacensi si impegnarono a bonificare con l’uso di nuove tecniche agricole, dopo aver ricevuto in dono il complesso da due feudatari longobardi nel 1083. Durante il Medioevo il monastero fu meta di pellegrinaggi ma anche luogo di sosta per mercanti e viandanti, che percorrevano la strata de Franzacurta che da Brescia conduceva a Iseo. Nel 1536 il monastero passò alle suore benedettine di Santa Giulia di Brescia fino alle soppressioni settecentesche; quindi divenne di proprietà della famiglia Bergomi-Bonini che nel 1983 donò la chiesa alla parrocchia di Provaglio. Restaurato negli ultimi anni, il monastero di San Pietro ha riacquistato l’aspetto originario, con l’abside medioevale, il campanile e la vasta navata centrale, ampliata alla metà del XVI secolo. Sono stati in parte recuperati gli affreschi che ornano la chiesa, alcuni dei quali rivelano le influenze del Gambara, del Foppa e del Romanino. Le primitive forme romaniche si notano meglio dall’esterno, nelle absidi e nelle finestre strombate. Ben conservata è la cappella barocca sul piazzale antistante la chiesa, che sembra ergersi per incanto dalle Lame retrostanti.

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Fondata secondo la leggenda dal vescovo San Vigilio nel sec.VI, forse sul luogo di un tempio romano, la Pieve di Sant’Andrea fu ricostruita nel sec. XII in forme evidentemente lombarde. Subì ampliamenti fino all’inizio del sec. XIX, quando l’architetto Rodolfo Vantini rifece l’interno. È rimasto però integro nelle forme originali l’altissimo campanile, al centro della facciata, definito “il più bel campanile romanico del Bresciano, di tipo perfettamente comacino”. I maestri comacini - forse provenienti dalla zona di Corno - furono attivi prima in Lombardia e poi in Europa dal VII al XI secolo, mantenendo viva l’eredità costruttiva tardo romana e paleocristiana. All’interno interessanti opere di due pittori del sec. XIX: gli affreschi di Angelo Inganni e l’Arcangelo Michele di Francesco Hayez.

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Costruzione del XVI secolo. Conserva opere di importanza notevole di autori come il Romanino e Pietro Marone. Opera pittorica di importanza storica è il lavoro di Grazio Cossali sui fatti della vita di S. Carlo Borromeo che conobbe personalmente.

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Il Santuario della Madonna dell'Avello sorge sul colle di Cerezzata, frazione di Ome, risale al sec. XVI.
La statua della Beata Vergine Maria in pietra locale dipinta è ritenuta “l'immagine della Madre di Dio più antica in terra bresciana” (Padre Murachelli, 1956). Le pareti interne del Santuario sono decorate di un prezioso ciclo di affreschi della prima metà del Cinquecento (1510-1534).
Nel corso dei secoli il Santuario subì ampliamenti e trasformazioni. Nel settecento fu addirittura mutato il suo orientamento con un giro di 180 gradi della struttura onde consentire la capienza dei devoti accorrenti da ogni parte del bresciano per festeggiare l'8 settembre, ricorrenza della Natività della Beata Vergine Maria, cui è dedicato il Santuario.

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030 7760291

Riedificata nel sec. XIII in stile romanico-gotico, presenta all’esterno un abside poligonale in pietra bianca, costruito intorno a quello interno semicircolare. Alcuni frammenti di un pluteo in arenaria grigia, con motivi floreali e due animali di gusto preromanico, testimoniano l’antica origine della pieve; mentre i capitelli richiamano il gusto gotico. Di notevole importanza sono gli affreschi “Madonna col bambino” e “L’Annunciazione” che, per l'eleganza del tratto e la ricercatezza dei particolari, sono attribuiti a pittori con evidenti influenze di Gentile da Fabriano, chiamato a Brescia da Pandolfo Malatesta nel 1414 per operare nella cappella del Broletto.

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Monte Orfano, presso rifugio Alpini, accesso da via Cominotti - 25033 Cologne

Ingresso libero. Nessuna prenotazione.

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Orari di apertura: Sabato 9:00 - 12:00 e 14:00 - 19:00; Domenica 9:00 - 19:00  

Ingresso libero. Nessuna prenotazione. 

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Orari di apertura: 8:00 - 12:00 e 15:00 - 19:00

Ingresso gratuito e libero. Nessuna prenotazione.

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Aperta su prenotazione con congruo anticipo; visite guidate in lingua italiana, inglese e francese.

Ingresso gratuito

Info e prenotazioni: T. 338 2124690 Assessore Silvia Borra (contattabile dal lun. al ven. 10.30 – 12.30)

 

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030.7750750

La totale mancanza di documenti conosciuti non consente attualmente di ricostruire l’epoca di fondazione della Pieve. La sua intitolazione a S. Bartolomeo, santo venerato dai viandanti e dai pellegrini, fa supporre la presenza di un ospizio destinato al ricovero delle numerose persone che per fede o necessità si mettevano in viaggio sulle pericolose strade del tempo. La Pieve di Bornato esisteva sicuramente nel 1058 quando viene menzionata in un documento del vescovo di Brescia. In un altro documento del 1291 il Papa Niccolò IV concedeva alla chiesa di S. Bartolomeo un’indulgenza in occasione della festa annuale dedicata al santo. Altri documenti del 1339 e 1343, relativi al versamento delle decime, documentano la vitalità della Pieve. Solo verso la fine del XV secolo si ha il passaggio definitivo dell’organizzazione pievana a quella parrocchiale in seguito al quale anche S. Bartolomeo non sarà più il punto di riferimento di un ampio territorio ma diverrà la chiesa del solo abitato rurale di Bornato.

La visita pastorale di S. Carlo Borromeo nel 1580 registra comunque ancora una chiesa ampia a due navate, con battistero, campanile e il cimitero che occupava la parte posta a nord della chiesa.
A metà del XVII secolo venne costruita, in posizione più favorevole per gli abitanti di Bornato, la nuova chiesa parrocchiale e questo determinò l’abbandono della vecchia Pieve che venne in gran parte demolita e ridotta probabilmente alle forme attuali. In questo periodo venne accentuato l’uso cimiteriale del sito con la creazione di numerose tombe a camera e ossari.

L’allontanamento del cimitero nella zona di pianura, avvenuto in seguito all’editto di Napoleone di fine XVIII secolo, accelerò l’abbandono del luogo fino ai giorni nostri.

Il percorso proposto per la visita alla Pieve di San Bartolomeo parte dal centro storico di Bornato per giungere al Castello e alla Villa Orlando. Da qui, attraverso l’antica strada bassa del Castello si giunge fino alla Pieve. Dalla Pieve si ritorna alla Parrocchiale per ammirare gli affreschi visibili anche nella Chiesa Cimiteriale. Presso la Pieve è stata realizzata un’ esposizione iconografica  con pannelli che accompagnano il visitatore attraverso le fasi storiche del sito.

Nella Chiesa parrocchiale e nei punti informativi per il noleggio delle audio video guide, sono stati collocati totem provvisti di monitor che trasmettono filmati descrittivi in lingua italiana ed inglese inerenti le tematiche del percorso. Inoltre, è stata predisposta una segnaletica logistica numerata, in immagine coordinata, per tutto il percorso di visita.

Pieve di San Bartolomeo

Via Pieve Vecchia 

25046 Bornato di Cazzago San Martino

Info:

·         Pro Loco Comunale Cazzago San Martino

Tel.: 030.7750750 int. 8

info@pievedibornato.it

·         Biblioteca Comunale “Don Lorenzo Milani” 

Tel. +39 030 72 54 371 Mob. +39 329 98 17 373

biblioccsm@yahoo.com

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La chiesa di Santa Maria, nella frazione Piè del Dosso di Gussago, si trova sul percorso della strada romana tra Val Trompia e Franciacorta, costituiva il primo centro dell’organizzazione civile e religiosa della comunità di Gussago e dipendeva dal monastero benedettino di Leno.
La chiesa è nota anche come Pieve dei Morti perché, come ricorda la lapide in facciata, nel prato antistante furono seppellite le ossa dei morti di peste del 1630.
La presenza longobarda sul territorio è rappresentata da alcuni elementi, in particolare alcune lastre del “pulpito di Maviorano” conservate nella Pieve, tombe, arredi e diversi reperti.
Di origine romanica, la chiesa ha subito rimaneggiamenti nel XV secolo e conserva un portale rinascimentale con architrave con stemmi e festoni retta da lesene, capitelli con decori di foglie d’acanto e volute. Interessante è la decorazione in cotto di finestre e cornici all'esterno.
Originariamente la chiesa era caratterizzata da una  facciata con tetto a doppio spiovente con oculo centrale e monofore laterali.
Il campanile, databile ai secoli IX – X, ha forma quadrangolare con cuspide in cotto, mentre la cella campanaria è contraddistinta da quattro monofore a tutto sesto.
L’interno è a navata unica con quattro campate su archi traversi a sesto acuto poggianti su contrafforti esterni
L'abside è poligonale, impostata su un'altra semicircolare del sec. IX-X, e conserva un ciclo di affreschi del Quattrocento derivante dalla scuola del Foppa e Paolo da Cailina che raffigura la Madonna Assunta con due gruppi di Apostoli e, al di sopra di questi, quattro gruppi di Angeli musicanti.
Al centro del presbiterio, dietro l’altare settecentesco, si può ammirare il Polittico della Madonna del Rosario, con i quindici Misteri del Rosario, di Luca Mombello.
Nella Pieve è poi conservato il sarcofago incompleto di un guerriero d’alto rango dell’VIII secolo, denominato pulpito di Mayorans, con incisioni a bassorilievo di simboli cristiani e un cavaliere che varca simbolicamente l’aldilà. La lastra anteriore reca l’iscrizione a caratteri maiuscoli interpretata come MVIORANUS (firma del lapicida o del defunto) o MAVI ORANS, da cui l’opera prende l’intitolazione.
Recenti restauri, effettuati a partire dal 1969, hanno riportato alla luce diversi affreschi tra cui quelli della cappella alla sinistra del presbiterio e quello, di notevole valore, soprastante la cappella stessa, raffigurante tre scene di scuola  bembesca: l'“Annunciazione”, la “Natività”, l'“Adorazione dei Magi”. Nei due registri inferiori si trova invece una serie di riquadri votivi che hanno per soggetto figure di santi, la “Trinità”, una “Madonna in trono” ed episodi della storia del Beato Simonino da Trento.

Di particolare interesse è il ciclo pittorico dove appare l’immagine della Madonna della Misericordia che accoglie sotto il proprio manto una schiera di Disciplini, con attorno quattro scomparti raffiguranti S. Emiliano, S. Antonino, S. Lorenzo e S. Bernardo da Chiaravalle.
Sul lato opposto, nella cappella seicentesca dedicata a San Nicola da Tolentino, si trovano gli affrechi attribuibili a Gian Giacomo della Rovere o Giovanni Mauro della Rovere, realizzata e seguito di interventi sulla chiesa eseguiti in epoca barocca.

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Il santuario è ubicato nel punto più panoramico del colle detto Monte della Madonna. Secondo la tradizione popolare il tempio fu edificato sul luogo dove avvenne la miracolosa apparizione della Vergine ad un contadino assetato al quale indicò la fonte per dissetarsi. Sul luogo dove apparve la Madonna fiorì inoltre un roseto.

L’architettura della chiesa richiama strutture simili del XV secolo: presbiterio rettangolare voltato, aula unica con tetto a capanna sorretto da archi traversi. Al XVI secolo risale la costruzione del campanile e del protiro antistante l’ingresso e la cappella del lato sud.

All’interno del santuario sono presenti affreschi realizzati cronologicamente dal XV al XVIII secolo. Il più prezioso è la Madonna in trono col Bambino e la Trinità realizzato nell’ultimo quarto del XV secolo e probabile frutto di una committenza di prestigio. Si tratta della raffigurazione della Trinità sul lato destro, associata sul lato sinistro alla Vergine con il Bambino, composizione che iconologicamente si chiama Quaternità mariolatrica. Nel 1833 le truppe austriache che vi erano accampate dovettero abbandonare il santuario perché l’acqua del pozzo si era esaurita. Una volta allontanati i soldati, pare che l’acqua, come si racconta nella tradizione popolare, sia ritornata nella sua sede naturale.

La chiesa di Sant'Eufemia, sorta negli ultimi decenni del X secolo, si trova poco distante dal centro abitato di Nigoline ed è posta all'interno di un'area cimiteriale.
Elementi che rimandano al periodo medievale sono alcune caratteristiche della facciata, l'andamento a capanna delle falde del tetto e una feritoia a croce oggi tamponata.
Si riconosce poi facilmente l'impianto della chiesa altomedievale: l'edificio era orientato in senso est-ovest con la facciata ad ovest e l'abside trasformata poi in cappella orientale.
Verso la fine dell'XI secolo e l'inizio del XII venne aggiunto il campanile, che oggi si presenta con le pareti interamente intonacate e con la porzione terminale ricostruita integralmente nel 1700.
Sul basamento, originario, si possono ancora notare sui quattro lati le specchiature romaniche ribassate.

Nel corso del XV secolo l'antica chiesa subì una radicale trasformazione, in quanto venne demolita la parete sud e costruito un nuovo e più grande edificio che assunse l'attuale orientamento nord-sud e l'antica abside della chiesa altomedievale divenne quindi una cappella laterale, sede del fonte battesimale.
Internamente la chiesa conserva diversi dipinti.
Sia le pareti che la volta a botte del presbiterio furono dipinte con affreschi attribuiti al XIV secolo: si può notare nella volta il Cristo Pantocrate con i quattro evangelisti, mentre sulle due pareti sono effigiati i dodici apostoli (sei per lato).
Nella campata di mezzo in lato ovest è posto un grande affresco di XV secolo raffigurante San Gottardo in cattedra fra San Rocco e San Sebastiano; nel dipinto compaiono anche due stemmi delle famiglie dei Federici e dei Della Corte.
Di grande interesse artistico è poi il ciclo pittorico di cui è ornato il presbiterio, attribuito a Floriano Ferramola, pittore bresciano della prima metà del Cinquecento.
Particolare è il cimitero in cui si trova la chiesa di Sant’Eufemia in quanto conserva ancora le steli e le lapidi tombali dei secoli XIX ed inizi XX secolo.

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Tutto ebbe inizio il venerdì 8 luglio 1519, quando un pastorello sordomuto di Adro di nome Gian Battista Baioni, figlio di Martino, se ne tornava in paese raccontando dell’incontro con una misteriosa Signora vestita di bianco che gli aveva affidato un messaggio per la sua gente.

L’evento era accaduto in una località chiamata «La Cava» per l’abbondante presenza di sabbia, in territorio di Adro, ma allora confinante con Nigoline e Torbiato, a un chilometro e mezzo dalla chiesa parrocchiale. Il posto era chiamato anche «Oneto» per la lussureggiante e fitta vegetazione di ontani e l’abbondanza di acque sorgive.

La testimonianza più significativa che descrive il fatto dell’apparizione si trova in una lettera inviata da Venezia il 3 ottobre 1772 al custode del Santuario. Un documento desunto da un libro molto antico, che si rifà a «esatti processi» anteriori.

Gli abitanti di Adro subito diedero credito al pastorello recante il messaggio della Madonna. Era nota a tutti, infatti, la disabilità del ragazzo, che adesso parlava e sentiva correttamente. La lingua «materna» l’aveva imparata direttamente dalle labbra di Maria!

Immediatamente deliberarono per la costruzione del Santuario voluto dalla Madonna, proprio nel luogo dove lei era apparsa. Nel 1520, un anno dopo l’apparizione, la chiesetta era già una realtà.

Il decreto del 19 dicembre del 1520 redatto dal rev. Francesco de Caperoni concede il giuspatronato sulla chiesa e il diritto di nomina e di presentazione del rettore alla Curia per l’investitura canonica della chiesa stessa e del beneficio semplice annesso. Tale diritto è riaffermato nelle bolle di investitura a rettore di don Filippo Marzoli (1553) e di don Francesco Pontoglio (1611).

La chiesetta era rivolta a notte. Tre finestre davano la luce: due alle pareti laterali e una, un poco più in alto, sulla porta centrale. Questa porta si apriva su un piccolo spiazzo, mentre una seconda a sinistra dava sulla strada comunale. Due stemmi della Comunità di Adro campeggiavano nella chiesa: «uno nel coro e l’altro sulla porta grande in fondo della chiesa» ben visibili fino ai primi decenni del ‘700. C’erano anche tre altari: il maggiore e due ai lati dell’unica navata. Addossati a destra del coro c’erano: la piccola sagrestia, il campanile e la stanza dell’eremita, addetto alla custodia della chiesa.

Il card. Durante Duranti, vescovo di Brescia (1552-1558), concessee l’indulgenza di 100 giorni per ogni visita al Santuario. Il decreto dell’indulgenza, come attesta il capomastro Andrea Porta era scritto «sopra le due nicchie laterali» della chiesa che vennero coperte con calce, come i due stemmi della Comunità di Adro, per ordine del rettore don Francesco Zini (1711-1722). Non si parla dell’apparizione, ma la concessione dell’indulgenza rileva l’importanza ben presto assunta dal piccolo Oratorio.

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+39 030 7457841

Fuori dall’abitato di Adro, a poco più di un chilometro a nord-est del paese, dove anticamente passava la strada consolare romana per la Valle Canonica, si trova la chiesa di Santa Maria in Favento, la più antica di Adro.
L’edificio, di modeste dimensioni, venne costruito attorno al 1200 e conserva un pronao con affreschi cinquecenteschi tra i quali quello dedicato a San Cristoforo, protettore dei pellegrini.

L’interno è semplice e si possono ammirare affreschi del '400 e 500 tra i quali si notano la “Madonna con bambino”, l'“Annunciazione” e la “Trinità” sull’ arco trionfale, “San Giorgio e il drago”, di gusto bizantino e una croce di epoca carolingia.

Visitabile su richiesta contattando la Parrocchia (tel. 030 7457841).

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