Luoghi da visitare: Palazzi e Luoghi Storici

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Il castello si trova sul monte sovrastante l’abitato di Provaglio d’Iseo in località “Piano delle viti”; la sua posizione strategica è facilmente raggiungibile percorrendo i tracciati storici che salgono dalle contrade di Provaglio d’Iseo, Zurane e Gresine, oppure da Iseo, risalendo il monte e oltrepassando il santuario cinquecentesco della Madonna del Corno. L'area storico-archeologica è ad accesso libero e munita di pannelli esplicativi per i visitatori.

Il Catastico Bresciano di Giovanni Da Lezze (1609-1610) descrive il luogo come un castello diroccato.

Nel 1680 Padre Fulgenzio Rinaldi, storico delle memorie iseane, scrive che il castello di Provaglio fu bruciato e distrutto sul principio del ‘400 da Pandolfo Malatesta, signore di Brescia dal 1404 al 1421, durante le lotte contro i Visconti e i loro alleati Oldofredi.

Nel 1567, negli atti della visita pastorale del vescovo Bollani, fu registrata la chiesa di Sant’Ambrogio in castro, governata dal Comune e priva di beni; essendo diroccata veniva ordinato di ridurla a santella votiva.

Nel 1792 fu edificata la nuova parrocchiale di Provaglio, dedicata ai santi Pietro e Paolo, sul sito di una chiesa più antica intitolata a san Rocco; i provagliesi, volendo onorare il santo protettore dalle epidemie, decisero di dedicargli la santella che emergeva dalle rovine del vetusto castello.

La chiesa di San Rocco venne inaugurata il 16 agosto 1868. La struttura della chiesetta, ad aula unica, presenta anomalie sia nella pianta, sia nello spessore di alcune murature che confermano l’ipotesi di una costruzione su antiche preesistenze.

L’area fu abbandonata fino al 1999, quando iniziò l’opera di recupero con indagini archeologiche che consentirono di mettere in luce le varie fasi costruttive e di musealizzare il sito. La Chiesa di San Rocco è visitabile contattando il Comune di Provaglio d'Iseo - tel. 030 9291011.

Dalla Preistoria provengono alcuni frammenti ceramici databili all’età del Bronzo (II–I millennio a.C.), mentre una serie di buche di palo e focolari potrebbe indicare l’esistenza di un insediamento di capanne o una palizzata difensiva di epoca altomedievale (VI-X secolo).

Su queste preesistenze si insediarono le strutture più antiche dell’impianto fortificato, testimonianza del fenomeno dell’incastellamento che durante il XI-XII secolo interessò gran parte dell’Italia settentrionale.  Si tratta di muri di notevole spessore, larghi circa 1,10 m, in ciottoli e pietra calcarea legati in malta, che recingevano la parte più elevata del colle per una lunghezza di circa 110 m e una larghezza media di circa 30 m. A questa fase potrebbe risalire la costruzione della chiesa di Sant’Ambrogio, i cui ultimi restauri hanno messo in luce un’abside semicircolare in pietra e due monofore centinate di chiara impronta romanica.

La fase costruttiva di maggiore rilievo si sviluppò tra XIII e XIV secolo quando la rocca assunse la fisionomia del castello ricetto, struttura di deposito dei beni essenziali della popolazione e di rifugio in caso di pericolo. Alla fortificazione si accede da una porta-torre difesa da un piccolo fossato, superato da un ponte levatoio, e all’estremità opposta da una stretta postierla facilmente difendibile.

L’impianto castellano si articola in due zone: presso l’ingresso, in posizione più elevata, si trova un primo recinto fortificato, a una quota inferiore, su un’area più ampia, si estende una seconda cerchia di mura all’interno della quale si trovavano le caneve (cantine).

La prima cinta racchiudeva un palazzetto con ampi ambienti intonacati e la robusta torre del mastio; vi era una corte dotata di pozzo del quale si è conservata la grande cisterna sottostante rivestita in cocciopesto. Durante il Seicento il luogo divenne un piccolo lazzaretto e la pozza d’acqua forniva sostentamento e refrigerio ai malati di peste.

L’area a quota più bassa accoglieva il ricetto vero e proprio con le numerose caneve addossate alle cortine murarie settentrionale e meridionale; la suddivisione interna riflette il regime multiproprietario di questo tipo di castello frazionato tra i signori locali, gli Oldofredi e i capifamiglia della vicinia (comune rurale).

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Villa di delizie tuttora abitata, valorizzata da stanze e sale ammobiliate con arredo d’epoca e affrescate con decorazioni settecentesche. Tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, Paolina Calegari Torri e il marito Alessandro aprirono la loro dimora al pubblico e la trasformarono in un vero e proprio “cenacolo culturale”, frequentato da ospiti illustri, dove si svolgevano feste, incontri, dibattiti e iniziative culturali. Si annoverano scrittori e poeti come Giosuè Carducci, Antonio Fogazzaro e Giovanni Pascoli, pittori e scultori come Francesco Michetti, Antonio Salvetti, Franz Lenbach, Hugo Freiherr Von Habermann, Serafino Ramazzotti e Domenico Trentacoste, compositori e musicisti quali Paolo Chimeri e Adele Bignami Mazzucchelli, uomini di Chiesa e di Stato come il Vescovo Geremia Bonomelli e il Ministro Giuseppe Zanardelli ed infine intellettuali, scienziati, uomini di pensiero e aristocratici delle più importanti famiglie bresciane. Palazzo Torri è ancora oggi centro di attività culturali e suggestiva location per eventi, meeting e matrimoni. Dispone di camere con formula B&B. È una dimora storica visitabile su prenotazione.

Visitabile su prenotazione.
Disponibile come location per eventi e matrimoni.
Affitto camere o intera villa per vacanze.

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Da quasi due secoli piazza Cavour, identificabile dallo stupendo porticato semicircolare che la delimita a nord e dalla caratteristica pavimentazione a ciottoli, è il cuore pulsante di Rovato.
L’opera fu promossa nel 1838 dall’allora Prevosto, Carlo Angelini, con lo scopo di farne la “piazza del mercato”. Il progetto fu, invece, redatto dall’architetto Rodolfo Vantini, già in quel tempo in elevata notorietà.
Per realizzarlo furono demolite le vecchie mura meridionali del castello (datate 1453) e l’antico fossato fu colmato, Vantini volle però conservare l’accesso al castello col solenne arco centrale che, ancora oggi, porta alla parrocchiale di santa Maria Assunta e al cuore dell’antica Rovato. Successivamente vennero, quindi, costruiti portici e negozi, in servizio del rilevante afflusso di commercianti per il mercato settimanale del lunedì (ora trasferito al Foro Boario).
Dalla collaborazione fra Angelini e Vantini, negli anni fra il ‘40 e il ‘46, nacquero a Rovato altre opere degne di nota, come il cimitero e la chiesa parrocchiale nella sua forma attuale. 

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La Torre Lantieri venne realizzata dalla famiglia Lantieri presumibilmente nel XIV secolo, insieme ad alcune case-forti adiacenti, racchiuse da un muro difensivo. La sua costruzione sembra infatti essere riferita a Giacomo Lanfranchino, voluta come ampliamento dell'apparato fortificato del paese, negli ultimi anni del 1300. Si presenta ben conservata nella sua compagine strutturale e mostra quasi integralmente l'architettura medioevale originaria.

L'aspetto esterno dell'edificio, realizzato in pietra arenaria di provenienza locale, è molto severo, ingentilito solo dalla presenza di alcune finestrelle centinate di pregevole fattura.

Si articola su quattro livelli ed è stata edificata su uno sperone roccioso, al fine di agevolarne la funzione difensiva. L'ingresso principale era collocato al piano terra della parete nord, costituito da portale di notevole fattura con arco a pieno centro contrassegnato in chiave dallo stemma gentilizio della famiglia Lantieri. Il piano terra coperto da una volte a botte in pietrame a sesto leggermente acuto, fungeva nel Medioevo soprattutto da cantina e deposito. Al livello superiore si accedeva internamente solo tramite una botola aperta nella volta, mentre dall'esterno per mezzo di una scala di legno, ricostruita in seguito con gradini monolitici in pietra.

La Torre, utilizzata per lungo tempo come abitazione, è oggi di proprietà comunale.



A seguito di un importante intervento di restauro conservativo conclusosi alla fine del 2009 su committenza del Comune di Paratico, a piano terra dell'edificio è stata collocata una Quadrisfera, istallazione innovativa di cui ne esistono solo altri tre esempi in Italia (una è al CNR), pensata espressamente per coinvolgere il visitatore in un'esperienza totalizzante di immagini, suoni ed emozioni. Il visitatore entra in una piccola stanza oscurata e nel momento in cui la Quadrisfera si accende, si trova letteralmente parte di un nuovo mondo, fatto di immagini moltiplicate all'infinito, grazie ad un sistema di specchi e di luci che sembrano incorporare il visitatore stesso in questo cosmo di colori, luci, suoni e immagini. E' difficile descrivere l'effetto con le parole, tanto che la vastità della sfera toglie per un attimo il fiato…


Orari: Singoli visitatori tutte le domeniche ore 14-17 (dal 1 Ottobre al 31 Maggio); 16-19 (dal 1 Giugno al 30 Settembre). Gruppi e scuole tutti i giorni previa prenotazione. Possibilità di organizzare visite guidate e itinerari sul territorio.

Costi: € 2,00 intero; € 1,50 ridotto (gruppi minino 15 pax); gratuito fino a 16 anni e sopra i 65.

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Villa Fassati Barba, elegante e raffinata dimora del XVIII secolo, è situata nel cuore della Franciacorta. 

Questa è la casa madre di quel ramo tanto illustre dell’antica famiglia Fenaroli che ha brillato per numerose e belle residenze in tutta la provincia di Brescia.

Dal parco secolare della Villa, caratterizzato da uno stagno centrale e maestosi pini, è possibile ammirare il castello medioevale di Passirano circondato da dolci colline tessute di vigneti. Il complesso della villa e del castello forma un insieme assai piacevole ed elegante di residenza signorile.

Villa Fassati Barba è il luogo ideale per matrimoni indimenticabili: il grande parco esterno e le eleganti sale della dimora settecentesca sono lo scenario ideale per il grande giorno. Ma anche feste, cene di gala e meeting aziendali trovano perfetta collocazione in questa antica e nobile casa.

Visite guidate alla Villa su prenotazione.

 

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