the wine
Franciacorta

the land
Franciacorta

Places of interest: Stately homes and Villas

Lantieri tower is located in the heart of Paratico village, itself located within the famous Franciacorta wine area, known for its exquisite wines and beautiful countryside which overlooks the south-east bank of Lake Iseo.

The tower was built by Lantieri family during the 14th century and, along with other fortified residential structures, is surrounded by a defensive wall. It’s construction seems to be linked to Giacomo Lanfranchino who purposely sought to expand the fortification structure of the village. It is structurally very well preserved and clearly shows it’s medieval architecture.

Externally, covered by local sandstone, to appears to be harsh, and rendered pleasant only by a few curved windows. It contains four floors and is built on top of a rocky outcrop in order to increase its defensive function.

The main entrance was located on the ground floor of the northern wall, made of a very valuable portal marked with the family’s stem. On the ground floor, covered by an arched stone ceiling, during the medieval era served as a canteen and deposit. The access to the superior level was possible only through a trap door located in the ceiling, while externally, through a wooden staircase, later rebuilt in monolithic stone. The tower, for a long period inhabited, is today property of the town hall.

Following an important conservative restoration commissioned by Paratico’s municipality and concluded in 2009, a quadrisphere, was positioned on the ground floor. Three examples of these Italian innovative installation exist, one of which is located in Rome’s CNR (Centro Nazionale della Ricerca). In entering, the visitor finds himself in an obscured room, and once the quardisphere is lit, he is literally catapulted into a new world made of images, mirrors, lights, colors and sounds. It is difficult to translate these effects into words.

We invite you to try this unforgettable experience for yourself.

View on map


030 9291011

Il castello si trova sul monte sovrastante l’abitato di Provaglio d’Iseo in località “Piano delle viti”; la sua posizione strategica è facilmente raggiungibile percorrendo i tracciati storici che salgono dalle contrade di Provaglio d’Iseo, Zurane e Gresine, oppure da Iseo, risalendo il monte e oltrepassando il santuario cinquecentesco della Madonna del Corno. L'area storico-archeologica è ad accesso libero e munita di pannelli esplicativi per i visitatori.

Il Catastico Bresciano di Giovanni Da Lezze (1609-1610) descrive il luogo come un castello diroccato.

Nel 1680 Padre Fulgenzio Rinaldi, storico delle memorie iseane, scrive che il castello di Provaglio fu bruciato e distrutto sul principio del ‘400 da Pandolfo Malatesta, signore di Brescia dal 1404 al 1421, durante le lotte contro i Visconti e i loro alleati Oldofredi.

Nel 1567, negli atti della visita pastorale del vescovo Bollani, fu registrata la chiesa di Sant’Ambrogio in castro, governata dal Comune e priva di beni; essendo diroccata veniva ordinato di ridurla a santella votiva.

Nel 1792 fu edificata la nuova parrocchiale di Provaglio, dedicata ai santi Pietro e Paolo, sul sito di una chiesa più antica intitolata a san Rocco; i provagliesi, volendo onorare il santo protettore dalle epidemie, decisero di dedicargli la santella che emergeva dalle rovine del vetusto castello.

La chiesa di San Rocco venne inaugurata il 16 agosto 1868. La struttura della chiesetta, ad aula unica, presenta anomalie sia nella pianta, sia nello spessore di alcune murature che confermano l’ipotesi di una costruzione su antiche preesistenze.

L’area fu abbandonata fino al 1999, quando iniziò l’opera di recupero con indagini archeologiche che consentirono di mettere in luce le varie fasi costruttive e di musealizzare il sito. La Chiesa di San Rocco è visitabile contattando il Comune di Provaglio d'Iseo - tel. 030 9291011.

Dalla Preistoria provengono alcuni frammenti ceramici databili all’età del Bronzo (II–I millennio a.C.), mentre una serie di buche di palo e focolari potrebbe indicare l’esistenza di un insediamento di capanne o una palizzata difensiva di epoca altomedievale (VI-X secolo).

Su queste preesistenze si insediarono le strutture più antiche dell’impianto fortificato, testimonianza del fenomeno dell’incastellamento che durante il XI-XII secolo interessò gran parte dell’Italia settentrionale.  Si tratta di muri di notevole spessore, larghi circa 1,10 m, in ciottoli e pietra calcarea legati in malta, che recingevano la parte più elevata del colle per una lunghezza di circa 110 m e una larghezza media di circa 30 m. A questa fase potrebbe risalire la costruzione della chiesa di Sant’Ambrogio, i cui ultimi restauri hanno messo in luce un’abside semicircolare in pietra e due monofore centinate di chiara impronta romanica.

La fase costruttiva di maggiore rilievo si sviluppò tra XIII e XIV secolo quando la rocca assunse la fisionomia del castello ricetto, struttura di deposito dei beni essenziali della popolazione e di rifugio in caso di pericolo. Alla fortificazione si accede da una porta-torre difesa da un piccolo fossato, superato da un ponte levatoio, e all’estremità opposta da una stretta postierla facilmente difendibile.

L’impianto castellano si articola in due zone: presso l’ingresso, in posizione più elevata, si trova un primo recinto fortificato, a una quota inferiore, su un’area più ampia, si estende una seconda cerchia di mura all’interno della quale si trovavano le caneve (cantine).

La prima cinta racchiudeva un palazzetto con ampi ambienti intonacati e la robusta torre del mastio; vi era una corte dotata di pozzo del quale si è conservata la grande cisterna sottostante rivestita in cocciopesto. Durante il Seicento il luogo divenne un piccolo lazzaretto e la pozza d’acqua forniva sostentamento e refrigerio ai malati di peste.

L’area a quota più bassa accoglieva il ricetto vero e proprio con le numerose caneve addossate alle cortine murarie settentrionale e meridionale; la suddivisione interna riflette il regime multiproprietario di questo tipo di castello frazionato tra i signori locali, gli Oldofredi e i capifamiglia della vicinia (comune rurale).

View on map


www.comune.cazzago.bs.it

Contact the company

Subscribe me to your newsletter

Clicking "Send contact" I declare that I have read the privacy policy

Palazzo Oldofredi prende il nome dalla nobile famiglia d'origine iseana che ne prese possesso fra il Seicento e il Settecento. Il palazzo, costruito nel Seicento dai Bornati, è caratterizzato a meridione da un portico e da stipi alle finestre di stile rinascimentale. Il brolo, posto sul lato nord-est, è di aspetto severo; ad esso si affianca una torre a pianta quadrata.
E' la sede dell'amministrazione comunale di Cazzago San Martino.

View on map


L’itinerario alla scoperta di Clusane com’era si articola in 9 pannelli posti in particolari luoghi del centro storico. Attraverso la loro visione il visitatore può cogliere l’ambiente del paese così come si presentava circa sessant’anni addietro e la sua evoluzione. Le installazioni sono un omaggio al maestro Carlo Lanza che, oltre a svolgere per molti anni l’attività didattica ed essersi prodigato per l’evoluzione sociale ed economica di Clusane (fu tra i fondatori della Cooperativa Pescatori), lasciò ai suoi compaesani un ricco archivio fotografico nel quale ha colto le atmosfere, le espressioni e i volti del suo paese natìo.

View on map


Il palazzo, fatto costruire negli ultimi anni del XIX secolo e primi anni del XX secolo da Gianpaolo Cavalleri, forse su progetto dell’ing. Negroni, originariamente era circondato da un alto muro di protezione che impediva la vista della dimora. Nel 1973 il palazzo venne venduto al Comune che smantellò il muro di cinta, strappando però il grande affresco della Deposizione, poi collocato sulla parete nord del salone. Lo strappo è opera del Sig. Manenti di Rovato. L’intera sala ha subì un restauro nel 2002- 2003, quando si sostituì anche il lampadario in ferro battuto con l’attuale in vetro di Murano. Il fabbricato subì importanti trasformazioni murarie interne al primo piano, che, al fine di rendere la struttura idonea allo svolgimento delle attività comunali, modificarono sostanzialmente le linee archi- tettoniche originali. Molto interessanti sono le decorazioni delle sale al piano terra e quelle della volta dello scaloncino che sale al primo piano. L’impianto decorativo risente dello stile Liberty e delle forme eclettiche care a quest’epoca. I pavimenti in cotto e quelli in legno sono tutti originali. Nel 2008 subì un restauro delle decorazioni della facciata.

Valorizzato dall’ampio prato antistante, il palazzo si erge in tutta la sua severità e solidità di linee architettoniche, mitigate dal gioco di vuoti e di pieni dati dal portico e dalle torrette sul lato est e ovest. All’estremità orientale del prato sorge la piccola portineria del palazzo, che si apre sul lato strada, oggi adibita ad esercizio commerciale. Lo schema architettonico si sviluppa in senso longitudinale ed in particolare il prospetto sud vede il susseguirsi di belle colonne in pietra di Sarnico con capitelli tuscanici che sostengono sei archi a tutto sesto con spazioso intercolunnio corrispondente al riquadro compreso fra le finestre del primo piano. Addossata alla parete ovest, sporgente rispetto alla facciata sud, si innalza una torretta caratterizzata da aperture sia al piano terra sia ai piani successivi, dove si trasformano in bifore con cordonatura in cotto. La torretta viene chiusa da una slanciata loggetta, sostenuta da colonnette che fanno da imposta a quattro archi a pieno centro sui quattro lati. All’estremità orientale del palazzo si innalza, tangente alla parete, una torretta, rientrante di molto dal filo della facciata, tanto da lasciare in evidenza le tre aperture della parete est del primo piano, che seguono lo schema decorativo di quelle in facciata sud.

View on map


Visibili solo esternamente.

Gli imponenti resti del castello occupano la parte sommitale della collina posta a meridione del centro urbano di Paratico. Il fortilizio sfrutta la sua posizione strategica per dominare dall’alto la parte terminale del lago d’Iseo, le fortificazioni di Sarnico e le strade di accesso al punto di traversata con la sponda bergamasca.

In completo disuso da oltre quattro secoli, oggi il castello si presenta architettonicamente assai degradato e non accessibile. In mancanza delle opportune indagini stratigrafiche, la datazione del manufatto, del quale non si hanno riscontri documentari prima del 1276, può essere collocata tra XII e XIII secolo, quale probabile evoluzione di un precedente insediamento arroccato sulla collina per ragioni di carattere difensivo. I signori del luogo, principalmente i Lanteri de Paratico, ne iniziarono la costruzione e gestirono la struttura in regime di comproprietà. Si ha una descrizione compiuta nel 1279, nel Designamento (elenco delle proprietà) di Lanterio: l’insediamento fortificato vi appare essenzialmente diviso tra la chiesa di Santa Maria, il monastero di San Faustino e le famiglie signorili Lanterio, Vithotti e Fancone.

La struttura difensiva è piuttosto elementare, costituita da un mastio e da una cortina muraria, nella quale è riconoscibile nella parte sud un ampliamento di una cerchia più antica. Gli edifici superstiti di maggior rilievo si trovano addossati alla cortina muraria nella parte nord.

Il corpo di fabbrica più antico è rappresentato da una grande torre in pietrame, della quale si conserva sostanzialmente intatto il volume originario, articolato su quattro livelli, che doveva raggiungere al filo di gronda quasi 15 m di altezza.

Direttamente sul lato orientale della torre si addossa un edificio di sagoma più bassa e allungata identificabile con il tipo del palatiolum ben diffuso nei secoli del basso Medioevo nel territorio pedemontano e nelle valli dell’area bresciana e bergamasca.

Le caratteristiche strutturali delle murature consentono un’attribuzione della torre a un periodo compreso tra il XII e il XIII secolo e un’assegnazione del palazzetto, per la presenza di aperture a sesto acuto, a un momento decisamente più tardo nel corso del XIV secolo.

Immediatamente a sud di questa zona si trovava, sulla base delle informazioni desunte dal Designamento di Lanterio, la chiesa di San Silvestro costruita a ridosso della cortina muraria. Ancora oggi un rialzo della muratura segnala la posizione dove si ergeva la chiesa.

L’accesso principale al castello è situato nella zona sud-est protetto da una torricella a pianta quadrangolare, ancora conservata parzialmente in alzato, nella quale si apre una porta con stipiti in pietra lavorata e arco a sesto acuto.

Secondo il Designamento in prossimità della porta d’ingresso al castello vi era quasi certamente una piazza ombreggiata da alcuni olmi e un piccolo slargo che ospitava la cisterna dell’acqua potabile.

Inoltre la superficie interna alla cinta muraria, oggi completamente libera e coltivata a vigneto, era organizzata in tre isolati allungati da nord a sud. Gli edifici ospitavano cantine-deposito, fienili, aie e strutture porticate. Tali strutture di tipo rustico inducono a riconoscere nel castello di Paratico una di quelle fortificazioni di difesa temporanea, a regime giuridico multiproprietario, che ebbero una larghissima diffusione nella pianura e nel pedemonte di tutta l’Italia settentrionale e centrale tra X e XV secolo.

Questi edifici, connotati da caratteristiche spiccatamente rustiche, erano destinati fondamentalmente alla conservazione in luogo protetto dei prodotti agricoli e venivano abitati dalla popolazione residente nel villaggio o nel territorio circostante normalmente solo in occasioni di crisi e di pericolo.

La leggenda conservatasi nella tradizione popolare vuole che Dante Alighieri sia stato ospite nel castello Lantieri durante le sue peregrinazioni da esule.

 

Angelo Valsecchi

View on map


Visibili esternamente con una comoda passeggiata.

Il Castello di Rovato per oltre mezzo millennio di movimentate vicende storiche ebbe un ruolo cruciale di piazzaforte e godette la rarissima fortuna di serbare così a lungo quasi intatta la sua genuina struttura.
Costruito non su una collina, ma su un rialzo del terreno, dovuto alla terra riportata e alle macerie delle primitive costruzioni, era intersecato da sotterranei e difeso da una grande fossa – ancora oggi visibile – dell’ampiezza di una decina di metri che attingeva l’acqua dal cosiddetto “Pozzo lungo” situato nelle vicinanze.
Proprio alla fine del trecento il Castello Medievale fu ulteriormente munito di difese con tre giri concentrici di mura fortificate.
Nel 1470 Venezia, interessata ad aumentare la resistenza e la potenza del Castello, dispose l’innalzamento di cinque torrioni, con l’aggiunta di casematte e rivellini. Le torri come le mura erano realizzate in corsi ordinati di blocchi squadrati di ceppo del Monte Orfano. Oggi ne rimangono solo tre: quello a nord fu distrutto nel 1796 e quello a sud intorno al 1840, per far posto ai portici del Vantini.
Il Castello di Rovato con le sue mura venete è da collocare tra i più illustri esempi d’architettura castrense italiana, inoltre, in corrispondenza della porta meridionale e di quella settentrionale (demolite nell’Ottocento e in parte conservate nel sottosuolo della Piazza del Mercato) conserva due bastioni che sono da annoverare tra i primissimi dell’architettura militare italiana.

View on map


Il palazzo comunale di Rovato ha origini remote che sembrano precedere quelle del Castello tardo quattrocentesco. Quest'ultimo infatti venne costruito durante il dominio veneto in modo da inglobare nelle sue mura una porzione urbana, tipologicamente riconducibile al risultato della lottizzazione gotica, sulla base del castrum romano. Attualmente il Palazzo Comunale ha sede in un complesso architettonico articolato in tre blocchi principali, aventi differenti caratteristiche e datazioni: un blocco sito in via Lamarmora presumibilmente tardo-quattrocentesco, un altro sempre in via Lamarmora che risale al quattrocento e l'ultima porzione posta tra vicolo delle Rose e vicolo delle Cantine, costruito tra il duecento e il trecento. La tradizione vuole che in una porzione del Palazzo Comunale, si trovasse anche l'abitazione del celebre artista Alessandro Bonvicino detto il Moretto.

Da segnalare l'abbondante utilizzo della pietra di Sarnico, il caratteristico porticato di tre fornici e la luminosa loggia di tre luci architravate, oggi chiuse da vetrate formate da colonne ioniche accoppiate. Le decorazioni dei soffitti lignei appaiono per lo più realizzati a secco con colori a tempera. I suggestivi affreschi, dopo il restauro, risplenderanno di una nuova luce. Data la presenza di più strati sovrapposti di intonaci, in accordo con la sovrintendenza, si sta procedendo al rinvenimento degli affreschi previa demolizione degli intonaci sovrapposti.

View on map


The village of Adro is dominated by the high tower made of living stone, with Ghibelline battlements and a wide tetragonal base, which, with its ancient castle of which the ruins of the entrance to the drawbridge remain, was part of the medieval defensive system.

View on map


Visibile solo esternamente.

Il toponimo “Paderno”, il più piccolo comune della regione della Franciacorta, deriva dall'aggettivo “paterno”, che in epoca romana stava ad indicare i fondi derivanti dalle eredità. Sono proprio del periodo romano le tracce rinvenute recentemente nei pressi del sito castellare degli Oldofredi. Ed è dell'anno 1009 un documento che cita “Paterno” come sede di un ricetto edificato a difesa degli assalti degli Ungari, i quali compivano spesso in quel periodo e in quella zona scorrerie ed assedi. Il castello aveva anzitutto funzioni di ricovero per genti, animali e prodotti agricoli, soprattutto quando i barbari perpetravano i loro attacchi nel contado e nel paese, tanto facili da raggiungere perché della Franciacorta Paderno è sempre stato un centro in aperta campagna.

Col passare dei secoli il ricetto trasformò via via la propria funzione in una più prettamente militare.

Fu nel 1242 che il re Enzo di Gallura ne fece il centro di operazioni militari; nel 1326 fu addirittura devastato dalle armate di Azzone dei Visconti; nel 1428 venne conquistato dal Piccinino, in quel periodo in costante lotta col Gattamelata; nel 1512 conobbe uno dei suoi peggiori momenti: durante il cosiddetto “sacco di Brescia” apparecchiato dai Francesi guidati da Gastone di Foix, Paderno fu svaligiato e i suoi occupanti, sia militari che semplici contadini, furono uccisi a centinaia.

Fino a quell’epoca il castello era ancora dotato di una delle più imponenti fortificazioni di tutta l'area. A seguito dei profondi interventi di recupero effettuati nel XIX secolo, oggi purtroppo l’Oldofredi si presenta completamente modificato agli occhi del visitatore, rispetto al suo aspetto originario.

Degli elementi originari sono rimasti due torri angolari di forma cilindrica ed un muro. All’interno delle mura la chiesa cinquecentesca della “Madonna in Castello” è perfettamente conservata. Pregevole anche la fattura della chiesa di San Pancrazio, costruita nel XIX secolo.

View on map


L’oselanda (uccellanda), così come viene comunemente definita questa palazzina neogotica nel gergo comune della gente del paese, non consente una puntuale relazione storica poiché priva di documentazione specifica che ne definisca le vicende. Le uniche fonti attendibili sono quindi riscontrabili solo nella cronologia catastale e nelle testimonianze dirette.

L’edificio risulta rilevato cartograficamente solo nel 1898 al Catasto del Regno d’Italia, come proprietà della famiglia Della Santa, da questa acquisita, insieme ad altri terreni, dai Della Bianca de Colombo. In seguito le proprietà dei Della Santa passarono alla Famiglia Madruzza, infatti l’edificio è documentato nel Catasto del Regno d’Italia e in quello urbano (dal 1905 al 1988), come proprietà di quest’ultima. Non è nota la data del passaggio, ma si trattò probabilmente di un atto ereditario non notificato, visto che le due famiglie erano legate da vincoli di parentela.

La data di costruzione rimane tuttavia incerta, ma sicuramente ascrivibile agli anni che vanno dal 1852, quando il terreno è ancora registrato come vigna, al 1898, quando l’edificio risulta rilevato nel Catasto del Regno d’Italia. E’ emersa durante i recenti lavori di restauro la data 1873, collocata sulla parete destra dell’ingresso privo di finestrelle laterali, che potrebbe coerentemente riferirsi all’anno di costruzione.

La committenza sembra dunque riferirsi o alla famiglia Della Bianca de Colombo o ai Della Santa.

L’edificio si presenta su due ordini, con marcapiano contrassegnato da elementi decorativi geometrici. A piano terra si trovano, una per lato, tre porte d’ingresso, di cui le laterali caratterizzate dalla presenza di due finestrelle simmetriche. Sopra le porte si colloca un archetto gotico che funge da legame architettonico con tutte le altre aperture. Nel lato semicircolare si trovano cinque finestre, di cui due cieche, sempre sovrastate da archetti a sesto acuto.

Al primo piano si collocano tre trifore, una per lato, con archetti gotici sorretti da pilastrini in pietra arenaria locale caratterizzati da capitelli decorati e, nella zona semicircolare da una loggetta stilisticamente simile alle aperture appena descritte.

Nella fascia del sottotetto è da notare la decorazione, costituita da una serie di archetti trilobati inscritti in archi a sesto acuto, ripresa, con tratti più semplici, in quella sottostante il marcapiano.

Tutti gli elementi decorativi sono stati incisi direttamente sulla superficie prima di essere intonacati.

Dal 1943 l’edificio risulta destinato ad abitazione, composto da ingresso, cucina e latrina a piano terra; ingresso e camera al primo piano; cantina al sotterraneo.

Successivamente la costruzione viene acquistata dal Comune di Paratico ed è oggi osservabile in seguito a lavori di restauro ultimati nell’estate 2001.

Un discorso particolare è quello che riguarda l’attribuzione del suo progetto, poiché da studi e ricerche specifici, potrebbe essere riferibile al noto architetto bresciano Rodolfo Vantini. Infatti, nei “Diarii Vantiniani” (pubblicati nel 1969 a cura di Boselli), è documentata la presenza del Vantini a Rivatica nel 1832, su invito del Dottor Della Bianca, per il progetto di un “casino gottico”.

View on map


Il castello è visitabile all'esterno e nella corte interna.La Biblioteca è visitabile durante gli orari di apertura: lunedì 14-18.30; martedì e venerdì 9-12 e 14-19; giovedì 14-18.30 e 19.30-21; sabato 9-12 e 14-18; mercoledì e domenica chiusa.

Il castello Oldofredi, uno dei più antichi e meglio conservati del Bresciano, si trova su un’emergenza rocciosa nella zona meridionale del centro storico. Vi si accede da due ingressi a nord e a est, dove negli anni Ottanta del ‘900 fu addossata una massiccia scalinata. Sorge su un’area insediata fin da età romana e la prima notizia di un castello in Iseo è contenuta nel Polittico di Santa Giulia, elenco delle proprietà del monastero bresciano (fine IX-inizi X secolo). Il nome Oldofredi deriva dalla nobile famiglia iseana, ma non vi sono documenti che ne attestino la proprietà o l’uso.

Il corpo di fabbrica più antico è il mastio (fine XI-inizi XII secolo) nell’ala meridionale e non più visibile dall’esterno. È a pianta quadrata di circa 10 m di lato e mozzato a circa 12 m dalla base, con spessi muri di pietra. Probabilmente faceva parte del castrum incendiato da Federico Barbarossa nel 1161 e, in tal caso, sarebbe stato risparmiato dalle devastazioni, in quanto ancora descritto nelle fonti seicentesche.

Sul sito del castrum fu eretto fra XIII e XIV secolo un nuovo castello a pianta rettangolare costituito da cortine rettilinee difese agli angoli da torri quadrangolari scudate, cioè con un lato aperto verso l’interno, a base scarpata. Era circondato da un profondo fossato scavato nella roccia e oggi in parte colmato. Vi si accedeva a nord e a sud tramite due porte con arco a sesto acuto e, nelle chiavi di volta, vi era lo stemma della potente famiglia veronese dei Della Scala, che strinse con gli Oldofredi rapporti politici all’inizio del Trecento. Entrambe le porte erano precedute da larghi avancorpi sporgenti che permettevano il passaggio carraio e pedonale; erano chiuse da battenti lignei e da una saracinesca e dotate di ponti levatoi. Il primo era protetto da una torre, oggi completamente perduta, che ne sovrastava l’avancorpo, e il secondo dal mastio, al quale si addossava lateralmente.

La rocca aveva il duplice obiettivo di caposaldo strategico nella difesa del territorio e di apparato di controllo militare del paese. Benché la sua datazione coincida con il breve dominio dei Della Scala nel Bresciano e vi sia il loro stemma, non è possibile stabilire se la costruzione sia inquadrabile fra i loro interventi fortificatori, poiché non è ancora stato determinato se le porte siano coeve al resto della struttura o se siano frutto di una ristrutturazione in epoca scaligera di un complesso precedente.

Sotto il dominio veneziano il castello perse la sua importanza militare e divenne proprietà dei Celeri fino al 1585, quando venne donato ai frati cappuccini. Subì quindi diverse modifiche: il rivellino triangolare irregolare, costruito oltre il fossato meridionale nel XV secolo a difesa dell’accesso esterno al castello, divenne l’orto dei frati; le torri furono mozzate; fu costruita la chiesa di San Marco, consacrata nel 1629, a navata unica coperta a botte con unghie laterali e con facciata decorata a finte architetture.

Fra XVII e XVIII secolo furono aggiunti il corpo a due piani all’esterno del muro nord e gli edifici lungo i tre lati del cortile. Il corpo a sud ha portico e loggiato costituiti da archi sorretti da pilastri in muratura a sezione rettangolare. A piano terra un affresco seicentesco raffigura uno scambio di doni fra un frate e alcuni personaggi in vesti orientali; a livello del loggiato vi sono i resti di una Crocifissione. Affreschi settecenteschi si trovano lungo la scala d’accesso ai piani superiori (Madonna della Misericordia, San Fedele da Sigmaringen), al primo piano (Ecce homo, Sant’Antonio da Padova) e sull’androne di ingresso al cortile (Annunciazione).

Con le soppressioni napoleoniche, i frati abbandonarono il convento nel 1797 e il complesso, divenuto proprietà privata, fu trasformato in appartamenti. Fu acquistato dal Comune di Iseo negli anni Sessanta del ‘900 e restaurato. Oggi mantiene in parte la funzione abitativa e ospita la biblioteca comunale, alcune associazioni culturali e, nella ex chiesa di San Marco, la sala civica.

Angelo Valsecchi

View on map


Visibile solo esternamente

Posizione panoramica

Il luogo dove è ubicato il castello fa supporre che esso sia sorto sulle vestigia di un precedente castelliere preistorico. Sicuramente il sito era conosciuto dai romani. Il borgo, il cui nome potrebbe derivare da “capreulus” (capriolo) oppure dal casato dei Caprioli, viene citato per la prima volta in un documento datato 879.

Il castello fu edificato a cavallo fra IX e X secolo per essere poi dato in feudo alla famiglia Lantieri di Paratico. Insieme ai suoi omologhi di Muzziga, Palazzolo sull'Oglio, Paratico e Venzago, costituì una delle fortezze-caposaldo delle sanguinose lotte feudali a lungo protrattesi fra bergamaschi e bresciani per la conquista delle acque del fiume

Le truppe svizzere si stanziarono qui durante la guerra tra Francesi e Spagnoli. Nel 1516 Capriolo si trovò in mano all'esercito francese del Lautrech. Nel 1521 gli abitanti, avvertito l'incalzare delle truppe di Prospero Colonna, furono costretti a rifugisrsi sulle montagne. Otto anni dopo decisero di ribellarsi alle angherie degli imperiali e gettarono numerosi soldati in un burrone. Non si sa se vi fu rappresaglia da parte dei militari del re.

Nel 1610 il Da Lezze descrive la rocca come «derocata, antiqua e destrutta con le sue muraglie». La quale fu ceduta verso la fine del XVII secolo alle suore dell'isola delle Grazie di Venezia, che qui si trasferirono dimorando poi nel convento eretto nel 1692. Nel 1812 il luogo di preghiera passò alle monache Orsoline.

View on map


For almost two centuries piazza Cavour has been the heart of Rovato. Its main characteristics are the beautiful semicircular arcade to the north of the square and the peculiar cobblestone pavement. The realization of this square was promoted in 1838 by Carlo Angelini who was the provost at the time. His intention was to create a market square and he assigned the architect Rodolfo Vantini the task of planning the work. In order to make room for this square the south walls of the castle (dating back to 1453) were demolished and the old moat was filled in. Vantini decided to spare the entrance of the castle with its imposing arch which even now leads to the parish church of Santa Maria Assunta and to the heart of old Rovato. In more recent years, then, new shops and porticos were built in order to satisfy the influx of tradesmen who come to Rovato every week on market day (the market now is held in Foro Boario area). Piazza Cavour hosts now many events, such as concerts, theatre and cinema shows and trade exhibitions.

View on map


030 9826142

http://www.palazzomonti.it/

Contact the company

Subscribe me to your newsletter

Clicking "Send contact" I declare that I have read the privacy policy

As early as the thirteenth century, this was the seat of the fiefdom of della Corte. The current complex was built around two centuries later, and it still retains its original seventeenth century structure. The noble della Corte family from Iseo later joined to that of the Monti of Montichiari barons, hence the name of the Palace. The current owners, Counts Marie-José and Alessandro d’Ansembourg, are the descendants of this family, which is almost a thousand years old. For over four centuries, Palazzo Monti della Corte has welcomed friends and guests in an elegant, romantic and intimate atmosphere. The surrounding environment is full of charm and beauty, making the Palace and its vast rooms and lovely garden the ideal setting for important moments and exclusive events, meetings and weddings. The seventeenth-century staircase in Sarnico stone leads the way from the great hall to the most exclusive areas of the Palace: the large gallery and the elegant Blue Room. The gallery is decorated with stucco, eighteenth-century friezes and rich gilt mirrors and extends for the entire length of the facade, with large windows that offer panoramic views of the magnificent garden, while the Blue Room enchants visitors with its majestic fireplace, exquisite Murano glass chandelier and timeless charm.

The palace can not be visited.
Location available for events and weddings.

View on map


391 7758095

http://www.palazzotorri.it/

Contact the company

Subscribe me to your newsletter

Clicking "Send contact" I declare that I have read the privacy policy

This delightful Villa is still a private home, and its rooms and halls are enhanced with antique furniture and frescoes painted in the eighteenth century. Between the late nineteenth and early twentieth century, Paolina Calegari Torri and her husband Alessandro opened their home to the public and transformed it into a veritable “cultural salon” frequented by distinguished guests where they held parties, meetings, debates and cultural initiatives. Participants included writers and poets like Carducci, Fogazzaro and Giovanni Pascoli, painters and sculptors like Francesco Michetti, Antonio Salvetti, Franz Lenbach, Hugo Freiherr von Habermann, Serafino Ramazzotti and Domenico Trentacoste, composers and musicians such as Paolo Chimeri and Adele Bignami Mazzucchelli, men of Church and State such as the Bishop Geremia Bonomelli and the Minister Giuseppe Zanardelli and, finally, intellectuals, scientists, thinkers and aristocrats from the most important families of Brescia. Palazzo Torri still remains a centre for cultural activities and a picturesque location for events, meetings and weddings. It also offers rooms on a B&B basis. It is a historic site, which can be visited by appointment.

Visits on request.
Location available for events and weddings.
Rent rooms or whole palace for holidays.

View on map


348 0535825

http://www.villafassati-barba.com/

Contact the company

Subscribe me to your newsletter

Clicking "Send contact" I declare that I have read the privacy policy

Villa Fassati Barba, an elegant mansion dating back to 17 th century, is located in the heart of  of Franciacorta. 

This house is one of the many beautiful mansions of the Fenaroli Family that owned properties throughout the entire province of Brescia.

 

From the centuries-old park of the Villa, dominated by majestic trees, you can admire the medieval castle of Passirano, surrounded by rolling hills with a hundred acres of green vineyards.

Villa Fassati Barba is the ideal location for every event: weddings, parties, gala dinners and corporate events can find the perfect set in this ancient and noble house.

View on map