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Franciacorta

Places of interest: Abbeys and Churches

Monte Orfano, presso rifugio Alpini, accesso da via Cominotti - 25033 Cologne

Ingresso libero. Nessuna prenotazione.

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Orari di apertura: Sabato 9:00 - 12:00 e 14:00 - 19:00; Domenica 9:00 - 19:00  

Ingresso libero. Nessuna prenotazione. 

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Orari di apertura: 8:00 - 12:00 e 15:00 - 19:00

Ingresso gratuito e libero. Nessuna prenotazione.

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Aperta su prenotazione con congruo anticipo; visite guidate in lingua italiana, inglese e francese.

Ingresso gratuito

Info e prenotazioni: T. 338 2124690 Assessore Silvia Borra (contattabile dal lun. al ven. 10.30 – 12.30)

 

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030.7750750

La totale mancanza di documenti conosciuti non consente attualmente di ricostruire l’epoca di fondazione della Pieve. La sua intitolazione a S. Bartolomeo, santo venerato dai viandanti e dai pellegrini, fa supporre la presenza di un ospizio destinato al ricovero delle numerose persone che per fede o necessità si mettevano in viaggio sulle pericolose strade del tempo. La Pieve di Bornato esisteva sicuramente nel 1058 quando viene menzionata in un documento del vescovo di Brescia. In un altro documento del 1291 il Papa Niccolò IV concedeva alla chiesa di S. Bartolomeo un’indulgenza in occasione della festa annuale dedicata al santo. Altri documenti del 1339 e 1343, relativi al versamento delle decime, documentano la vitalità della Pieve. Solo verso la fine del XV secolo si ha il passaggio definitivo dell’organizzazione pievana a quella parrocchiale in seguito al quale anche S. Bartolomeo non sarà più il punto di riferimento di un ampio territorio ma diverrà la chiesa del solo abitato rurale di Bornato.

La visita pastorale di S. Carlo Borromeo nel 1580 registra comunque ancora una chiesa ampia a due navate, con battistero, campanile e il cimitero che occupava la parte posta a nord della chiesa.
A metà del XVII secolo venne costruita, in posizione più favorevole per gli abitanti di Bornato, la nuova chiesa parrocchiale e questo determinò l’abbandono della vecchia Pieve che venne in gran parte demolita e ridotta probabilmente alle forme attuali. In questo periodo venne accentuato l’uso cimiteriale del sito con la creazione di numerose tombe a camera e ossari.

L’allontanamento del cimitero nella zona di pianura, avvenuto in seguito all’editto di Napoleone di fine XVIII secolo, accelerò l’abbandono del luogo fino ai giorni nostri.

Il percorso proposto per la visita alla Pieve di San Bartolomeo parte dal centro storico di Bornato per giungere al Castello e alla Villa Orlando. Da qui, attraverso l’antica strada bassa del Castello si giunge fino alla Pieve. Dalla Pieve si ritorna alla Parrocchiale per ammirare gli affreschi visibili anche nella Chiesa Cimiteriale. Presso la Pieve è stata realizzata un’ esposizione iconografica  con pannelli che accompagnano il visitatore attraverso le fasi storiche del sito.

Nella Chiesa parrocchiale e nei punti informativi per il noleggio delle audio video guide, sono stati collocati totem provvisti di monitor che trasmettono filmati descrittivi in lingua italiana ed inglese inerenti le tematiche del percorso. Inoltre, è stata predisposta una segnaletica logistica numerata, in immagine coordinata, per tutto il percorso di visita.

Pieve di San Bartolomeo

Via Pieve Vecchia 

25046 Bornato di Cazzago San Martino

Info:

·         Pro Loco Comunale Cazzago San Martino

Tel.: 030.7750750 int. 8

info@pievedibornato.it

·         Biblioteca Comunale “Don Lorenzo Milani” 

Tel. +39 030 72 54 371 Mob. +39 329 98 17 373

biblioccsm@yahoo.com

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La chiesa di Santa Maria, nella frazione Piè del Dosso di Gussago, si trova sul percorso della strada romana tra Val Trompia e Franciacorta, costituiva il primo centro dell’organizzazione civile e religiosa della comunità di Gussago e dipendeva dal monastero benedettino di Leno.
La chiesa è nota anche come Pieve dei Morti perché, come ricorda la lapide in facciata, nel prato antistante furono seppellite le ossa dei morti di peste del 1630.
La presenza longobarda sul territorio è rappresentata da alcuni elementi, in particolare alcune lastre del “pulpito di Maviorano” conservate nella Pieve, tombe, arredi e diversi reperti.
Di origine romanica, la chiesa ha subito rimaneggiamenti nel XV secolo e conserva un portale rinascimentale con architrave con stemmi e festoni retta da lesene, capitelli con decori di foglie d’acanto e volute. Interessante è la decorazione in cotto di finestre e cornici all'esterno.
Originariamente la chiesa era caratterizzata da una  facciata con tetto a doppio spiovente con oculo centrale e monofore laterali.
Il campanile, databile ai secoli IX – X, ha forma quadrangolare con cuspide in cotto, mentre la cella campanaria è contraddistinta da quattro monofore a tutto sesto.
L’interno è a navata unica con quattro campate su archi traversi a sesto acuto poggianti su contrafforti esterni
L'abside è poligonale, impostata su un'altra semicircolare del sec. IX-X, e conserva un ciclo di affreschi del Quattrocento derivante dalla scuola del Foppa e Paolo da Cailina che raffigura la Madonna Assunta con due gruppi di Apostoli e, al di sopra di questi, quattro gruppi di Angeli musicanti.
Al centro del presbiterio, dietro l’altare settecentesco, si può ammirare il Polittico della Madonna del Rosario, con i quindici Misteri del Rosario, di Luca Mombello.
Nella Pieve è poi conservato il sarcofago incompleto di un guerriero d’alto rango dell’VIII secolo, denominato pulpito di Mayorans, con incisioni a bassorilievo di simboli cristiani e un cavaliere che varca simbolicamente l’aldilà. La lastra anteriore reca l’iscrizione a caratteri maiuscoli interpretata come MVIORANUS (firma del lapicida o del defunto) o MAVI ORANS, da cui l’opera prende l’intitolazione.
Recenti restauri, effettuati a partire dal 1969, hanno riportato alla luce diversi affreschi tra cui quelli della cappella alla sinistra del presbiterio e quello, di notevole valore, soprastante la cappella stessa, raffigurante tre scene di scuola  bembesca: l'“Annunciazione”, la “Natività”, l'“Adorazione dei Magi”. Nei due registri inferiori si trova invece una serie di riquadri votivi che hanno per soggetto figure di santi, la “Trinità”, una “Madonna in trono” ed episodi della storia del Beato Simonino da Trento.

Di particolare interesse è il ciclo pittorico dove appare l’immagine della Madonna della Misericordia che accoglie sotto il proprio manto una schiera di Disciplini, con attorno quattro scomparti raffiguranti S. Emiliano, S. Antonino, S. Lorenzo e S. Bernardo da Chiaravalle.
Sul lato opposto, nella cappella seicentesca dedicata a San Nicola da Tolentino, si trovano gli affrechi attribuibili a Gian Giacomo della Rovere o Giovanni Mauro della Rovere, realizzata e seguito di interventi sulla chiesa eseguiti in epoca barocca.

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Il santuario è ubicato nel punto più panoramico del colle detto Monte della Madonna. Secondo la tradizione popolare il tempio fu edificato sul luogo dove avvenne la miracolosa apparizione della Vergine ad un contadino assetato al quale indicò la fonte per dissetarsi. Sul luogo dove apparve la Madonna fiorì inoltre un roseto.

L’architettura della chiesa richiama strutture simili del XV secolo: presbiterio rettangolare voltato, aula unica con tetto a capanna sorretto da archi traversi. Al XVI secolo risale la costruzione del campanile e del protiro antistante l’ingresso e la cappella del lato sud.

All’interno del santuario sono presenti affreschi realizzati cronologicamente dal XV al XVIII secolo. Il più prezioso è la Madonna in trono col Bambino e la Trinità realizzato nell’ultimo quarto del XV secolo e probabile frutto di una committenza di prestigio. Si tratta della raffigurazione della Trinità sul lato destro, associata sul lato sinistro alla Vergine con il Bambino, composizione che iconologicamente si chiama Quaternità mariolatrica. Nel 1833 le truppe austriache che vi erano accampate dovettero abbandonare il santuario perché l’acqua del pozzo si era esaurita. Una volta allontanati i soldati, pare che l’acqua, come si racconta nella tradizione popolare, sia ritornata nella sua sede naturale.

La chiesa di Sant'Eufemia, sorta negli ultimi decenni del X secolo, si trova poco distante dal centro abitato di Nigoline ed è posta all'interno di un'area cimiteriale.
Elementi che rimandano al periodo medievale sono alcune caratteristiche della facciata, l'andamento a capanna delle falde del tetto e una feritoia a croce oggi tamponata.
Si riconosce poi facilmente l'impianto della chiesa altomedievale: l'edificio era orientato in senso est-ovest con la facciata ad ovest e l'abside trasformata poi in cappella orientale.
Verso la fine dell'XI secolo e l'inizio del XII venne aggiunto il campanile, che oggi si presenta con le pareti interamente intonacate e con la porzione terminale ricostruita integralmente nel 1700.
Sul basamento, originario, si possono ancora notare sui quattro lati le specchiature romaniche ribassate.

Nel corso del XV secolo l'antica chiesa subì una radicale trasformazione, in quanto venne demolita la parete sud e costruito un nuovo e più grande edificio che assunse l'attuale orientamento nord-sud e l'antica abside della chiesa altomedievale divenne quindi una cappella laterale, sede del fonte battesimale.
Internamente la chiesa conserva diversi dipinti.
Sia le pareti che la volta a botte del presbiterio furono dipinte con affreschi attribuiti al XIV secolo: si può notare nella volta il Cristo Pantocrate con i quattro evangelisti, mentre sulle due pareti sono effigiati i dodici apostoli (sei per lato).
Nella campata di mezzo in lato ovest è posto un grande affresco di XV secolo raffigurante San Gottardo in cattedra fra San Rocco e San Sebastiano; nel dipinto compaiono anche due stemmi delle famiglie dei Federici e dei Della Corte.
Di grande interesse artistico è poi il ciclo pittorico di cui è ornato il presbiterio, attribuito a Floriano Ferramola, pittore bresciano della prima metà del Cinquecento.
Particolare è il cimitero in cui si trova la chiesa di Sant’Eufemia in quanto conserva ancora le steli e le lapidi tombali dei secoli XIX ed inizi XX secolo.

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+39 030 7356623

www.madonnadellaneveadro.it

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Tutto ebbe inizio il venerdì 8 luglio 1519, quando un pastorello sordomuto di Adro di nome Gian Battista Baioni, figlio di Martino, se ne tornava in paese raccontando dell’incontro con una misteriosa Signora vestita di bianco che gli aveva affidato un messaggio per la sua gente.

L’evento era accaduto in una località chiamata «La Cava» per l’abbondante presenza di sabbia, in territorio di Adro, ma allora confinante con Nigoline e Torbiato, a un chilometro e mezzo dalla chiesa parrocchiale. Il posto era chiamato anche «Oneto» per la lussureggiante e fitta vegetazione di ontani e l’abbondanza di acque sorgive.

La testimonianza più significativa che descrive il fatto dell’apparizione si trova in una lettera inviata da Venezia il 3 ottobre 1772 al custode del Santuario. Un documento desunto da un libro molto antico, che si rifà a «esatti processi» anteriori.

Gli abitanti di Adro subito diedero credito al pastorello recante il messaggio della Madonna. Era nota a tutti, infatti, la disabilità del ragazzo, che adesso parlava e sentiva correttamente. La lingua «materna» l’aveva imparata direttamente dalle labbra di Maria!

Immediatamente deliberarono per la costruzione del Santuario voluto dalla Madonna, proprio nel luogo dove lei era apparsa. Nel 1520, un anno dopo l’apparizione, la chiesetta era già una realtà.

Il decreto del 19 dicembre del 1520 redatto dal rev. Francesco de Caperoni concede il giuspatronato sulla chiesa e il diritto di nomina e di presentazione del rettore alla Curia per l’investitura canonica della chiesa stessa e del beneficio semplice annesso. Tale diritto è riaffermato nelle bolle di investitura a rettore di don Filippo Marzoli (1553) e di don Francesco Pontoglio (1611).

La chiesetta era rivolta a notte. Tre finestre davano la luce: due alle pareti laterali e una, un poco più in alto, sulla porta centrale. Questa porta si apriva su un piccolo spiazzo, mentre una seconda a sinistra dava sulla strada comunale. Due stemmi della Comunità di Adro campeggiavano nella chiesa: «uno nel coro e l’altro sulla porta grande in fondo della chiesa» ben visibili fino ai primi decenni del ‘700. C’erano anche tre altari: il maggiore e due ai lati dell’unica navata. Addossati a destra del coro c’erano: la piccola sagrestia, il campanile e la stanza dell’eremita, addetto alla custodia della chiesa.

Il card. Durante Duranti, vescovo di Brescia (1552-1558), concessee l’indulgenza di 100 giorni per ogni visita al Santuario. Il decreto dell’indulgenza, come attesta il capomastro Andrea Porta era scritto «sopra le due nicchie laterali» della chiesa che vennero coperte con calce, come i due stemmi della Comunità di Adro, per ordine del rettore don Francesco Zini (1711-1722). Non si parla dell’apparizione, ma la concessione dell’indulgenza rileva l’importanza ben presto assunta dal piccolo Oratorio.

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030/9823617

http://www.sanpietroinlamosa.org

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Located near Provaglio Iseo, the monastery of San Pietro in Lamosa is an excellent place for enjoying a beautiful view of the bogs of Sebino, which were declared a Nature Reserve in 1983 and can be explored on foot or by bicycle. The monastery is named after the “Lame”, the marshes that the Cluniac monks cleaned up using new agricultural techniques, after having been gifted the complex by two Lombard landowners in 1083. During the Middle Ages, the monastery was a pilgrimage destination and also a resting place for the merchants and travellers who trekked along the Franzacurta road that led from Brescia to Iseo. In 1536 the monastery was passed on to the Benedictine nuns of Santa Giulia in Brescia, who retained possession of it until the suppressions of the eighteenth century. It then became the property of the Bergomi-Bonini family, who gave the church to the parish of Provaglio in 1983. The recently restored monastery of San Pietro has regained its original appearance, with its mediaeval apse, bell tower and vast nave, which was extended in the mid-sixteenth century. The frescoes that adorn the church, some of which reveal the influences of Gambara, Foppa and Romanino, have also been partly salvaged. The original Romanesque lines are best seen from the outside, in the apses and splayed windows. The well-preserved Baroque chapel is located on the square in front of the church, which seems to rise magically from the Lame marshes behind it.

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This complex is located in a fantastic position on the eastern slopes of Monte Orfano, in the municipality of Rovato. In 1449, two brothers from the congregation of the Servi di Maria (Servants of Mary) obtained land to build a convent and a church, which was completed in 1503. It soon became a pilgrimage destination, particularly during major festivals dedicated to the Virgin Mary, until 1772, when it was suppressed. It was only in 1963 that the Servi di Maria re-established a religious community within the complex, which also houses works of great artistic importance, including an Annunciation by Romanino (1485-1566). The convent has a cloister with perfect geometry. The simple lines of the columns and arches frame the central well, which is adorned with a refined wrought iron decoration.

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The Abbey of San Nicola, one of the most monumental religious buildings in Italy, was founded in the tenth century and flourished for a second time thanks to the Olivetani, who obtained possession of the Roden priory in 1446. In 1969, the complex – which was then the property of the State – was given over to use by religious practitioners, who returned it to its original purpose. This marked the beginning of a massive renovation that restored the church, the cloister from the late sixteenth century with its combined columns, the rustic fifteenth-century cloister, the refectory, the monumental gallery and various rooms that house masterpieces of the greatest exponents of art from the Brescia region, especially from the sixteenth and seventeenth centuries. It houses a workshop for the restoration of books.

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030 736008

The parish church of Capriolo, dedicated to Saint George, was built in XVII century and was restructured at the beginning of the XX century. Inside the church excellent artworks are stored: a Resurrection by Girolamo Romanino, a sixteenth-century painter from Brescia, Saint Gervasio and Protasio Martyrdom by Callisto Piazza and a fifteenth-century wood statue depicting the Old Maiden.

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According to the legend, the bishop Saint Vigilio founded the Pieve in the VI century, perhaps above an ancient roman temple. The church was rebuilt in XII century with Langobardic shapes and in the XIX century architect Rodolfo Vantini refurnished the interior. Although the remakes, the bell tower keeps its original form and is described as “the most beautiful Romanesque bell Tower in Brescia”. Inside the Church are stored two interesting artworks by the XIX century painters Angelo Inganni and Francesco Hayez.

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030 7760291

This Pieve was rebuilt in the XIII century in Romanesque – Gothic style with an apsis polygonal outside and circular inside made of white stones. Some grey sandstone fragments of the Pluteo give testimony of the ancient origin of the Church and capitals recall the Gothic architecture. The remarkable frescos inside the Church are attributed to painters influenced by Gentile da Fabriano, who was working in the city of Brescia during the same years.

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Situated on the Cerezzata Hill, a suburb of Ome, the Shrine dated back to the XVI century. The Blessed Virgin Mary statue, made in local stone in considered “the most ancient Mather of God image in the land of Brescia” (Father Murachelli, 1956). The inner walls of the church are decorated with a precious circle of frescoes of the first half of the XVI century.
During the centuries, the Shrine has been transformed and expanded many times: in the XVIII, the orientation of the church was changed to host all the pilgrims arriving from every part of Brescia to celebrate the Nativity of the Virgin, September 8.

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Erected in the XVI century, the Shrine conserves some remarkable works by Romanino and Pietro Marone.  The work of Grazio Cossali on Saint Borromeo’s life has an historical importance: the painter personally met the Saint during the XVI century.

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