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Franciacorta

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Franciacorta

Places of interest:

Lantieri tower is located in the heart of Paratico village, itself located within the famous Franciacorta wine area, known for its exquisite wines and beautiful countryside which overlooks the south-east bank of Lake Iseo.

The tower was built by Lantieri family during the 14th century and, along with other fortified residential structures, is surrounded by a defensive wall. It’s construction seems to be linked to Giacomo Lanfranchino who purposely sought to expand the fortification structure of the village. It is structurally very well preserved and clearly shows it’s medieval architecture.

Externally, covered by local sandstone, to appears to be harsh, and rendered pleasant only by a few curved windows. It contains four floors and is built on top of a rocky outcrop in order to increase its defensive function.

The main entrance was located on the ground floor of the northern wall, made of a very valuable portal marked with the family’s stem. On the ground floor, covered by an arched stone ceiling, during the medieval era served as a canteen and deposit. The access to the superior level was possible only through a trap door located in the ceiling, while externally, through a wooden staircase, later rebuilt in monolithic stone. The tower, for a long period inhabited, is today property of the town hall.

Following an important conservative restoration commissioned by Paratico’s municipality and concluded in 2009, a quadrisphere, was positioned on the ground floor. Three examples of these Italian innovative installation exist, one of which is located in Rome’s CNR (Centro Nazionale della Ricerca). In entering, the visitor finds himself in an obscured room, and once the quardisphere is lit, he is literally catapulted into a new world made of images, mirrors, lights, colors and sounds. It is difficult to translate these effects into words.

We invite you to try this unforgettable experience for yourself.

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Monte Orfano, presso rifugio Alpini, accesso da via Cominotti - 25033 Cologne

Ingresso libero. Nessuna prenotazione.

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Orari di apertura: Sabato 9:00 - 12:00 e 14:00 - 19:00; Domenica 9:00 - 19:00  

Ingresso libero. Nessuna prenotazione. 

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Orari di apertura: 8:00 - 12:00 e 15:00 - 19:00

Ingresso gratuito e libero. Nessuna prenotazione.

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Orari di apertura: sabato 14:30 - 17:30

Presso il centro culturale – Biblioteca

Ingresso gratuito.

Per informazioni: biblioteca T. 030 7058146 

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Aperta su prenotazione con congruo anticipo; visite guidate in lingua italiana, inglese e francese.

Ingresso gratuito

Info e prenotazioni: T. 338 2124690 Assessore Silvia Borra (contattabile dal lun. al ven. 10.30 – 12.30)

 

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030 9291011

Il castello si trova sul monte sovrastante l’abitato di Provaglio d’Iseo in località “Piano delle viti”; la sua posizione strategica è facilmente raggiungibile percorrendo i tracciati storici che salgono dalle contrade di Provaglio d’Iseo, Zurane e Gresine, oppure da Iseo, risalendo il monte e oltrepassando il santuario cinquecentesco della Madonna del Corno. L'area storico-archeologica è ad accesso libero e munita di pannelli esplicativi per i visitatori.

Il Catastico Bresciano di Giovanni Da Lezze (1609-1610) descrive il luogo come un castello diroccato.

Nel 1680 Padre Fulgenzio Rinaldi, storico delle memorie iseane, scrive che il castello di Provaglio fu bruciato e distrutto sul principio del ‘400 da Pandolfo Malatesta, signore di Brescia dal 1404 al 1421, durante le lotte contro i Visconti e i loro alleati Oldofredi.

Nel 1567, negli atti della visita pastorale del vescovo Bollani, fu registrata la chiesa di Sant’Ambrogio in castro, governata dal Comune e priva di beni; essendo diroccata veniva ordinato di ridurla a santella votiva.

Nel 1792 fu edificata la nuova parrocchiale di Provaglio, dedicata ai santi Pietro e Paolo, sul sito di una chiesa più antica intitolata a san Rocco; i provagliesi, volendo onorare il santo protettore dalle epidemie, decisero di dedicargli la santella che emergeva dalle rovine del vetusto castello.

La chiesa di San Rocco venne inaugurata il 16 agosto 1868. La struttura della chiesetta, ad aula unica, presenta anomalie sia nella pianta, sia nello spessore di alcune murature che confermano l’ipotesi di una costruzione su antiche preesistenze.

L’area fu abbandonata fino al 1999, quando iniziò l’opera di recupero con indagini archeologiche che consentirono di mettere in luce le varie fasi costruttive e di musealizzare il sito. La Chiesa di San Rocco è visitabile contattando il Comune di Provaglio d'Iseo - tel. 030 9291011.

Dalla Preistoria provengono alcuni frammenti ceramici databili all’età del Bronzo (II–I millennio a.C.), mentre una serie di buche di palo e focolari potrebbe indicare l’esistenza di un insediamento di capanne o una palizzata difensiva di epoca altomedievale (VI-X secolo).

Su queste preesistenze si insediarono le strutture più antiche dell’impianto fortificato, testimonianza del fenomeno dell’incastellamento che durante il XI-XII secolo interessò gran parte dell’Italia settentrionale.  Si tratta di muri di notevole spessore, larghi circa 1,10 m, in ciottoli e pietra calcarea legati in malta, che recingevano la parte più elevata del colle per una lunghezza di circa 110 m e una larghezza media di circa 30 m. A questa fase potrebbe risalire la costruzione della chiesa di Sant’Ambrogio, i cui ultimi restauri hanno messo in luce un’abside semicircolare in pietra e due monofore centinate di chiara impronta romanica.

La fase costruttiva di maggiore rilievo si sviluppò tra XIII e XIV secolo quando la rocca assunse la fisionomia del castello ricetto, struttura di deposito dei beni essenziali della popolazione e di rifugio in caso di pericolo. Alla fortificazione si accede da una porta-torre difesa da un piccolo fossato, superato da un ponte levatoio, e all’estremità opposta da una stretta postierla facilmente difendibile.

L’impianto castellano si articola in due zone: presso l’ingresso, in posizione più elevata, si trova un primo recinto fortificato, a una quota inferiore, su un’area più ampia, si estende una seconda cerchia di mura all’interno della quale si trovavano le caneve (cantine).

La prima cinta racchiudeva un palazzetto con ampi ambienti intonacati e la robusta torre del mastio; vi era una corte dotata di pozzo del quale si è conservata la grande cisterna sottostante rivestita in cocciopesto. Durante il Seicento il luogo divenne un piccolo lazzaretto e la pozza d’acqua forniva sostentamento e refrigerio ai malati di peste.

L’area a quota più bassa accoglieva il ricetto vero e proprio con le numerose caneve addossate alle cortine murarie settentrionale e meridionale; la suddivisione interna riflette il regime multiproprietario di questo tipo di castello frazionato tra i signori locali, gli Oldofredi e i capifamiglia della vicinia (comune rurale).

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030.7750750

La totale mancanza di documenti conosciuti non consente attualmente di ricostruire l’epoca di fondazione della Pieve. La sua intitolazione a S. Bartolomeo, santo venerato dai viandanti e dai pellegrini, fa supporre la presenza di un ospizio destinato al ricovero delle numerose persone che per fede o necessità si mettevano in viaggio sulle pericolose strade del tempo. La Pieve di Bornato esisteva sicuramente nel 1058 quando viene menzionata in un documento del vescovo di Brescia. In un altro documento del 1291 il Papa Niccolò IV concedeva alla chiesa di S. Bartolomeo un’indulgenza in occasione della festa annuale dedicata al santo. Altri documenti del 1339 e 1343, relativi al versamento delle decime, documentano la vitalità della Pieve. Solo verso la fine del XV secolo si ha il passaggio definitivo dell’organizzazione pievana a quella parrocchiale in seguito al quale anche S. Bartolomeo non sarà più il punto di riferimento di un ampio territorio ma diverrà la chiesa del solo abitato rurale di Bornato.

La visita pastorale di S. Carlo Borromeo nel 1580 registra comunque ancora una chiesa ampia a due navate, con battistero, campanile e il cimitero che occupava la parte posta a nord della chiesa.
A metà del XVII secolo venne costruita, in posizione più favorevole per gli abitanti di Bornato, la nuova chiesa parrocchiale e questo determinò l’abbandono della vecchia Pieve che venne in gran parte demolita e ridotta probabilmente alle forme attuali. In questo periodo venne accentuato l’uso cimiteriale del sito con la creazione di numerose tombe a camera e ossari.

L’allontanamento del cimitero nella zona di pianura, avvenuto in seguito all’editto di Napoleone di fine XVIII secolo, accelerò l’abbandono del luogo fino ai giorni nostri.

Il percorso proposto per la visita alla Pieve di San Bartolomeo parte dal centro storico di Bornato per giungere al Castello e alla Villa Orlando. Da qui, attraverso l’antica strada bassa del Castello si giunge fino alla Pieve. Dalla Pieve si ritorna alla Parrocchiale per ammirare gli affreschi visibili anche nella Chiesa Cimiteriale. Presso la Pieve è stata realizzata un’ esposizione iconografica  con pannelli che accompagnano il visitatore attraverso le fasi storiche del sito.

Nella Chiesa parrocchiale e nei punti informativi per il noleggio delle audio video guide, sono stati collocati totem provvisti di monitor che trasmettono filmati descrittivi in lingua italiana ed inglese inerenti le tematiche del percorso. Inoltre, è stata predisposta una segnaletica logistica numerata, in immagine coordinata, per tutto il percorso di visita.

Pieve di San Bartolomeo

Via Pieve Vecchia 

25046 Bornato di Cazzago San Martino

Info:

·         Pro Loco Comunale Cazzago San Martino

Tel.: 030.7750750 int. 8

info@pievedibornato.it

·         Biblioteca Comunale “Don Lorenzo Milani” 

Tel. +39 030 72 54 371 Mob. +39 329 98 17 373

biblioccsm@yahoo.com

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www.comune.cazzago.bs.it

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Palazzo Oldofredi prende il nome dalla nobile famiglia d'origine iseana che ne prese possesso fra il Seicento e il Settecento. Il palazzo, costruito nel Seicento dai Bornati, è caratterizzato a meridione da un portico e da stipi alle finestre di stile rinascimentale. Il brolo, posto sul lato nord-est, è di aspetto severo; ad esso si affianca una torre a pianta quadrata.
E' la sede dell'amministrazione comunale di Cazzago San Martino.

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L’itinerario alla scoperta di Clusane com’era si articola in 9 pannelli posti in particolari luoghi del centro storico. Attraverso la loro visione il visitatore può cogliere l’ambiente del paese così come si presentava circa sessant’anni addietro e la sua evoluzione. Le installazioni sono un omaggio al maestro Carlo Lanza che, oltre a svolgere per molti anni l’attività didattica ed essersi prodigato per l’evoluzione sociale ed economica di Clusane (fu tra i fondatori della Cooperativa Pescatori), lasciò ai suoi compaesani un ricco archivio fotografico nel quale ha colto le atmosfere, le espressioni e i volti del suo paese natìo.

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Il palazzo, fatto costruire negli ultimi anni del XIX secolo e primi anni del XX secolo da Gianpaolo Cavalleri, forse su progetto dell’ing. Negroni, originariamente era circondato da un alto muro di protezione che impediva la vista della dimora. Nel 1973 il palazzo venne venduto al Comune che smantellò il muro di cinta, strappando però il grande affresco della Deposizione, poi collocato sulla parete nord del salone. Lo strappo è opera del Sig. Manenti di Rovato. L’intera sala ha subì un restauro nel 2002- 2003, quando si sostituì anche il lampadario in ferro battuto con l’attuale in vetro di Murano. Il fabbricato subì importanti trasformazioni murarie interne al primo piano, che, al fine di rendere la struttura idonea allo svolgimento delle attività comunali, modificarono sostanzialmente le linee archi- tettoniche originali. Molto interessanti sono le decorazioni delle sale al piano terra e quelle della volta dello scaloncino che sale al primo piano. L’impianto decorativo risente dello stile Liberty e delle forme eclettiche care a quest’epoca. I pavimenti in cotto e quelli in legno sono tutti originali. Nel 2008 subì un restauro delle decorazioni della facciata.

Valorizzato dall’ampio prato antistante, il palazzo si erge in tutta la sua severità e solidità di linee architettoniche, mitigate dal gioco di vuoti e di pieni dati dal portico e dalle torrette sul lato est e ovest. All’estremità orientale del prato sorge la piccola portineria del palazzo, che si apre sul lato strada, oggi adibita ad esercizio commerciale. Lo schema architettonico si sviluppa in senso longitudinale ed in particolare il prospetto sud vede il susseguirsi di belle colonne in pietra di Sarnico con capitelli tuscanici che sostengono sei archi a tutto sesto con spazioso intercolunnio corrispondente al riquadro compreso fra le finestre del primo piano. Addossata alla parete ovest, sporgente rispetto alla facciata sud, si innalza una torretta caratterizzata da aperture sia al piano terra sia ai piani successivi, dove si trasformano in bifore con cordonatura in cotto. La torretta viene chiusa da una slanciata loggetta, sostenuta da colonnette che fanno da imposta a quattro archi a pieno centro sui quattro lati. All’estremità orientale del palazzo si innalza, tangente alla parete, una torretta, rientrante di molto dal filo della facciata, tanto da lasciare in evidenza le tre aperture della parete est del primo piano, che seguono lo schema decorativo di quelle in facciata sud.

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La chiesa di Santa Maria, nella frazione Piè del Dosso di Gussago, si trova sul percorso della strada romana tra Val Trompia e Franciacorta, costituiva il primo centro dell’organizzazione civile e religiosa della comunità di Gussago e dipendeva dal monastero benedettino di Leno.
La chiesa è nota anche come Pieve dei Morti perché, come ricorda la lapide in facciata, nel prato antistante furono seppellite le ossa dei morti di peste del 1630.
La presenza longobarda sul territorio è rappresentata da alcuni elementi, in particolare alcune lastre del “pulpito di Maviorano” conservate nella Pieve, tombe, arredi e diversi reperti.
Di origine romanica, la chiesa ha subito rimaneggiamenti nel XV secolo e conserva un portale rinascimentale con architrave con stemmi e festoni retta da lesene, capitelli con decori di foglie d’acanto e volute. Interessante è la decorazione in cotto di finestre e cornici all'esterno.
Originariamente la chiesa era caratterizzata da una  facciata con tetto a doppio spiovente con oculo centrale e monofore laterali.
Il campanile, databile ai secoli IX – X, ha forma quadrangolare con cuspide in cotto, mentre la cella campanaria è contraddistinta da quattro monofore a tutto sesto.
L’interno è a navata unica con quattro campate su archi traversi a sesto acuto poggianti su contrafforti esterni
L'abside è poligonale, impostata su un'altra semicircolare del sec. IX-X, e conserva un ciclo di affreschi del Quattrocento derivante dalla scuola del Foppa e Paolo da Cailina che raffigura la Madonna Assunta con due gruppi di Apostoli e, al di sopra di questi, quattro gruppi di Angeli musicanti.
Al centro del presbiterio, dietro l’altare settecentesco, si può ammirare il Polittico della Madonna del Rosario, con i quindici Misteri del Rosario, di Luca Mombello.
Nella Pieve è poi conservato il sarcofago incompleto di un guerriero d’alto rango dell’VIII secolo, denominato pulpito di Mayorans, con incisioni a bassorilievo di simboli cristiani e un cavaliere che varca simbolicamente l’aldilà. La lastra anteriore reca l’iscrizione a caratteri maiuscoli interpretata come MVIORANUS (firma del lapicida o del defunto) o MAVI ORANS, da cui l’opera prende l’intitolazione.
Recenti restauri, effettuati a partire dal 1969, hanno riportato alla luce diversi affreschi tra cui quelli della cappella alla sinistra del presbiterio e quello, di notevole valore, soprastante la cappella stessa, raffigurante tre scene di scuola  bembesca: l'“Annunciazione”, la “Natività”, l'“Adorazione dei Magi”. Nei due registri inferiori si trova invece una serie di riquadri votivi che hanno per soggetto figure di santi, la “Trinità”, una “Madonna in trono” ed episodi della storia del Beato Simonino da Trento.

Di particolare interesse è il ciclo pittorico dove appare l’immagine della Madonna della Misericordia che accoglie sotto il proprio manto una schiera di Disciplini, con attorno quattro scomparti raffiguranti S. Emiliano, S. Antonino, S. Lorenzo e S. Bernardo da Chiaravalle.
Sul lato opposto, nella cappella seicentesca dedicata a San Nicola da Tolentino, si trovano gli affrechi attribuibili a Gian Giacomo della Rovere o Giovanni Mauro della Rovere, realizzata e seguito di interventi sulla chiesa eseguiti in epoca barocca.

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Visibili solo esternamente.

Gli imponenti resti del castello occupano la parte sommitale della collina posta a meridione del centro urbano di Paratico. Il fortilizio sfrutta la sua posizione strategica per dominare dall’alto la parte terminale del lago d’Iseo, le fortificazioni di Sarnico e le strade di accesso al punto di traversata con la sponda bergamasca.

In completo disuso da oltre quattro secoli, oggi il castello si presenta architettonicamente assai degradato e non accessibile. In mancanza delle opportune indagini stratigrafiche, la datazione del manufatto, del quale non si hanno riscontri documentari prima del 1276, può essere collocata tra XII e XIII secolo, quale probabile evoluzione di un precedente insediamento arroccato sulla collina per ragioni di carattere difensivo. I signori del luogo, principalmente i Lanteri de Paratico, ne iniziarono la costruzione e gestirono la struttura in regime di comproprietà. Si ha una descrizione compiuta nel 1279, nel Designamento (elenco delle proprietà) di Lanterio: l’insediamento fortificato vi appare essenzialmente diviso tra la chiesa di Santa Maria, il monastero di San Faustino e le famiglie signorili Lanterio, Vithotti e Fancone.

La struttura difensiva è piuttosto elementare, costituita da un mastio e da una cortina muraria, nella quale è riconoscibile nella parte sud un ampliamento di una cerchia più antica. Gli edifici superstiti di maggior rilievo si trovano addossati alla cortina muraria nella parte nord.

Il corpo di fabbrica più antico è rappresentato da una grande torre in pietrame, della quale si conserva sostanzialmente intatto il volume originario, articolato su quattro livelli, che doveva raggiungere al filo di gronda quasi 15 m di altezza.

Direttamente sul lato orientale della torre si addossa un edificio di sagoma più bassa e allungata identificabile con il tipo del palatiolum ben diffuso nei secoli del basso Medioevo nel territorio pedemontano e nelle valli dell’area bresciana e bergamasca.

Le caratteristiche strutturali delle murature consentono un’attribuzione della torre a un periodo compreso tra il XII e il XIII secolo e un’assegnazione del palazzetto, per la presenza di aperture a sesto acuto, a un momento decisamente più tardo nel corso del XIV secolo.

Immediatamente a sud di questa zona si trovava, sulla base delle informazioni desunte dal Designamento di Lanterio, la chiesa di San Silvestro costruita a ridosso della cortina muraria. Ancora oggi un rialzo della muratura segnala la posizione dove si ergeva la chiesa.

L’accesso principale al castello è situato nella zona sud-est protetto da una torricella a pianta quadrangolare, ancora conservata parzialmente in alzato, nella quale si apre una porta con stipiti in pietra lavorata e arco a sesto acuto.

Secondo il Designamento in prossimità della porta d’ingresso al castello vi era quasi certamente una piazza ombreggiata da alcuni olmi e un piccolo slargo che ospitava la cisterna dell’acqua potabile.

Inoltre la superficie interna alla cinta muraria, oggi completamente libera e coltivata a vigneto, era organizzata in tre isolati allungati da nord a sud. Gli edifici ospitavano cantine-deposito, fienili, aie e strutture porticate. Tali strutture di tipo rustico inducono a riconoscere nel castello di Paratico una di quelle fortificazioni di difesa temporanea, a regime giuridico multiproprietario, che ebbero una larghissima diffusione nella pianura e nel pedemonte di tutta l’Italia settentrionale e centrale tra X e XV secolo.

Questi edifici, connotati da caratteristiche spiccatamente rustiche, erano destinati fondamentalmente alla conservazione in luogo protetto dei prodotti agricoli e venivano abitati dalla popolazione residente nel villaggio o nel territorio circostante normalmente solo in occasioni di crisi e di pericolo.

La leggenda conservatasi nella tradizione popolare vuole che Dante Alighieri sia stato ospite nel castello Lantieri durante le sue peregrinazioni da esule.

 

Angelo Valsecchi

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Il parco di Paratico, affacciato sulla sponda bresciana del lago di Iseo, rappresenta un interessante esempio di intervento paesaggistico, teso a coniugare la valorizzazione del contesto naturale con le esigenze di uno spazio di fruizione e di godimento a disposizione degli abitanti e dei turisti.

Le molte suggestioni offerte dal contesto paesaggistico lacustre sono state tradotte nella proposizione di una serie di quadri indipendenti, costituiti da “stanze verdi”, che si susseguono senza soluzione di continuità. Due percorsi longitudinali attraversano il parco, uno lungo la riva, l’altro centralmente, ricalcando le traiettorie dei vecchi binari del treno che, fino a cinquant’anni fa, consentiva il trasporto delle merci dalle rive del lago all’asse padano della linea ferroviaria Ferdinandea. Si incontrano perciò in successione: il giardino delle aiuole fiorite, costituite da una serie di grandi vasche rialzate di ferro arrugginito disposte diagonalmente, ricche di erbacee perenni e bulbose, che invitano gli occhi a dirigersi verso il panorama lacustre; la stanza dove la ghiaia disegna onde che si rincorrono, a richiamano di quelle create dall’acqua increspata del lago, fiancheggiate da una distesa di erbe dalle spighe fluttuanti; la stanza dominata da un grande pergolato di legno ricoperto da vite americana maritata con delicate rose profumate, a suggerire la vocazione agricola e vinicola delle colline di Franciacorta; la piazza centrale, protagonista, in cui campeggiano due vasche di pietra di forma rettangolare con ninfee bianche, a riproporre in miniatura gli scenari offerti dal lago lungo le sue sponde. Particolare cura è stata posta nel recupero, attraverso un linguaggio sobrio e contemporaneo, delle tante tracce di archeologia industriale presenti nel luogo: il disegno della pavimentazione, composta da una combinazione di porfido rosso e pietra luserna, che incorpora i vecchi binari del treno; l’utilizzo di materiali poveri, legno e ferro, nelle diverse strutture, quali la pergola ed il gazebo, le fioriere, le sedute e il tavolo circolare; la presenza di una fontana dal disegno semplice, ricavata da un blocco di roccia della confinante Sarnico, sede di rinomate cave.

Degna di attenzione la scelta delle piante, scaturita non solo dall’esigenza di rendere interessante lo spazio verde durante tutto l’anno con un alternarsi di fioriture, ma anche dal desiderio di far conoscere ai fruitori la grande varietà di specie botaniche, nel rispetto delle caratteristiche agronomiche del luogo. Ecco allora l’utilizzo di un elevato numero di tipi di alberature, di arbusti e di erbacee perenni, con basse richieste manutentive e di apporto idrico, all’insegna del tentativo di promuovere la cultura, la curiosità e, non da ultimo, la biodiversità. Le suggestioni del genius loci che hanno ispirato la sistemazione paesaggistica possono esser così riassunte: ‘Mi sono seduta ad ascoltare quello che questo spazio sommessamente cantava. Ho immaginato campi di fiori spontanei, fluttuanti e battuti da una brezza discreta proveniente dal lago, che a volte rinforza creando vortici che sollevano polvere’. Innumerevoli le piante che si innalzano leggere e che offrono fiori disposti a muoversi incessantemente, spostati da flussi di aria capricciosi: da qui il nome del parco.

 Il Parco delle Erbe Danzanti presso il lungolago Chiatte del Comune di Paratico è stato segnalato al sito "Premio del Paesaggio del Consiglio d'Europa 2012/2013".

La Commissione ha deliberato l’assegnazione di una menzione speciale per la terza edizione del Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa per la proposta di seguito indicata:

3. n. 30. Comune di Paratico-Parco erbe danzanti per le buone pratiche poste in essere nel recupero di un’area periurbana degradata lasciando la memoria delle antiche funzioni con elementi industriali che si integrano con opere d’arte contemporanee, in un assetto di verde articolato secondo un interessante progetto che valorizza la biodiversità e il ripristino di essenze tipiche dei luoghi.

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Visibili esternamente con una comoda passeggiata.

Il Castello di Rovato per oltre mezzo millennio di movimentate vicende storiche ebbe un ruolo cruciale di piazzaforte e godette la rarissima fortuna di serbare così a lungo quasi intatta la sua genuina struttura.
Costruito non su una collina, ma su un rialzo del terreno, dovuto alla terra riportata e alle macerie delle primitive costruzioni, era intersecato da sotterranei e difeso da una grande fossa – ancora oggi visibile – dell’ampiezza di una decina di metri che attingeva l’acqua dal cosiddetto “Pozzo lungo” situato nelle vicinanze.
Proprio alla fine del trecento il Castello Medievale fu ulteriormente munito di difese con tre giri concentrici di mura fortificate.
Nel 1470 Venezia, interessata ad aumentare la resistenza e la potenza del Castello, dispose l’innalzamento di cinque torrioni, con l’aggiunta di casematte e rivellini. Le torri come le mura erano realizzate in corsi ordinati di blocchi squadrati di ceppo del Monte Orfano. Oggi ne rimangono solo tre: quello a nord fu distrutto nel 1796 e quello a sud intorno al 1840, per far posto ai portici del Vantini.
Il Castello di Rovato con le sue mura venete è da collocare tra i più illustri esempi d’architettura castrense italiana, inoltre, in corrispondenza della porta meridionale e di quella settentrionale (demolite nell’Ottocento e in parte conservate nel sottosuolo della Piazza del Mercato) conserva due bastioni che sono da annoverare tra i primissimi dell’architettura militare italiana.

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Il palazzo comunale di Rovato ha origini remote che sembrano precedere quelle del Castello tardo quattrocentesco. Quest'ultimo infatti venne costruito durante il dominio veneto in modo da inglobare nelle sue mura una porzione urbana, tipologicamente riconducibile al risultato della lottizzazione gotica, sulla base del castrum romano. Attualmente il Palazzo Comunale ha sede in un complesso architettonico articolato in tre blocchi principali, aventi differenti caratteristiche e datazioni: un blocco sito in via Lamarmora presumibilmente tardo-quattrocentesco, un altro sempre in via Lamarmora che risale al quattrocento e l'ultima porzione posta tra vicolo delle Rose e vicolo delle Cantine, costruito tra il duecento e il trecento. La tradizione vuole che in una porzione del Palazzo Comunale, si trovasse anche l'abitazione del celebre artista Alessandro Bonvicino detto il Moretto.

Da segnalare l'abbondante utilizzo della pietra di Sarnico, il caratteristico porticato di tre fornici e la luminosa loggia di tre luci architravate, oggi chiuse da vetrate formate da colonne ioniche accoppiate. Le decorazioni dei soffitti lignei appaiono per lo più realizzati a secco con colori a tempera. I suggestivi affreschi, dopo il restauro, risplenderanno di una nuova luce. Data la presenza di più strati sovrapposti di intonaci, in accordo con la sovrintendenza, si sta procedendo al rinvenimento degli affreschi previa demolizione degli intonaci sovrapposti.

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Domina il paese di Adro l'alta torre in pietra viva, a merli ghibellini e larga base tetragonale, la quale con l'antico castello di cui rimangono i ruderi dell'ingresso del ponte levatoio, faceva parte del sistema difensivo medioevale.

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Visibile solo esternamente.

Il toponimo “Paderno”, il più piccolo comune della regione della Franciacorta, deriva dall'aggettivo “paterno”, che in epoca romana stava ad indicare i fondi derivanti dalle eredità. Sono proprio del periodo romano le tracce rinvenute recentemente nei pressi del sito castellare degli Oldofredi. Ed è dell'anno 1009 un documento che cita “Paterno” come sede di un ricetto edificato a difesa degli assalti degli Ungari, i quali compivano spesso in quel periodo e in quella zona scorrerie ed assedi. Il castello aveva anzitutto funzioni di ricovero per genti, animali e prodotti agricoli, soprattutto quando i barbari perpetravano i loro attacchi nel contado e nel paese, tanto facili da raggiungere perché della Franciacorta Paderno è sempre stato un centro in aperta campagna.

Col passare dei secoli il ricetto trasformò via via la propria funzione in una più prettamente militare.

Fu nel 1242 che il re Enzo di Gallura ne fece il centro di operazioni militari; nel 1326 fu addirittura devastato dalle armate di Azzone dei Visconti; nel 1428 venne conquistato dal Piccinino, in quel periodo in costante lotta col Gattamelata; nel 1512 conobbe uno dei suoi peggiori momenti: durante il cosiddetto “sacco di Brescia” apparecchiato dai Francesi guidati da Gastone di Foix, Paderno fu svaligiato e i suoi occupanti, sia militari che semplici contadini, furono uccisi a centinaia.

Fino a quell’epoca il castello era ancora dotato di una delle più imponenti fortificazioni di tutta l'area. A seguito dei profondi interventi di recupero effettuati nel XIX secolo, oggi purtroppo l’Oldofredi si presenta completamente modificato agli occhi del visitatore, rispetto al suo aspetto originario.

Degli elementi originari sono rimasti due torri angolari di forma cilindrica ed un muro. All’interno delle mura la chiesa cinquecentesca della “Madonna in Castello” è perfettamente conservata. Pregevole anche la fattura della chiesa di San Pancrazio, costruita nel XIX secolo.

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L’oselanda (uccellanda), così come viene comunemente definita questa palazzina neogotica nel gergo comune della gente del paese, non consente una puntuale relazione storica poiché priva di documentazione specifica che ne definisca le vicende. Le uniche fonti attendibili sono quindi riscontrabili solo nella cronologia catastale e nelle testimonianze dirette.

L’edificio risulta rilevato cartograficamente solo nel 1898 al Catasto del Regno d’Italia, come proprietà della famiglia Della Santa, da questa acquisita, insieme ad altri terreni, dai Della Bianca de Colombo. In seguito le proprietà dei Della Santa passarono alla Famiglia Madruzza, infatti l’edificio è documentato nel Catasto del Regno d’Italia e in quello urbano (dal 1905 al 1988), come proprietà di quest’ultima. Non è nota la data del passaggio, ma si trattò probabilmente di un atto ereditario non notificato, visto che le due famiglie erano legate da vincoli di parentela.

La data di costruzione rimane tuttavia incerta, ma sicuramente ascrivibile agli anni che vanno dal 1852, quando il terreno è ancora registrato come vigna, al 1898, quando l’edificio risulta rilevato nel Catasto del Regno d’Italia. E’ emersa durante i recenti lavori di restauro la data 1873, collocata sulla parete destra dell’ingresso privo di finestrelle laterali, che potrebbe coerentemente riferirsi all’anno di costruzione.

La committenza sembra dunque riferirsi o alla famiglia Della Bianca de Colombo o ai Della Santa.

L’edificio si presenta su due ordini, con marcapiano contrassegnato da elementi decorativi geometrici. A piano terra si trovano, una per lato, tre porte d’ingresso, di cui le laterali caratterizzate dalla presenza di due finestrelle simmetriche. Sopra le porte si colloca un archetto gotico che funge da legame architettonico con tutte le altre aperture. Nel lato semicircolare si trovano cinque finestre, di cui due cieche, sempre sovrastate da archetti a sesto acuto.

Al primo piano si collocano tre trifore, una per lato, con archetti gotici sorretti da pilastrini in pietra arenaria locale caratterizzati da capitelli decorati e, nella zona semicircolare da una loggetta stilisticamente simile alle aperture appena descritte.

Nella fascia del sottotetto è da notare la decorazione, costituita da una serie di archetti trilobati inscritti in archi a sesto acuto, ripresa, con tratti più semplici, in quella sottostante il marcapiano.

Tutti gli elementi decorativi sono stati incisi direttamente sulla superficie prima di essere intonacati.

Dal 1943 l’edificio risulta destinato ad abitazione, composto da ingresso, cucina e latrina a piano terra; ingresso e camera al primo piano; cantina al sotterraneo.

Successivamente la costruzione viene acquistata dal Comune di Paratico ed è oggi osservabile in seguito a lavori di restauro ultimati nell’estate 2001.

Un discorso particolare è quello che riguarda l’attribuzione del suo progetto, poiché da studi e ricerche specifici, potrebbe essere riferibile al noto architetto bresciano Rodolfo Vantini. Infatti, nei “Diarii Vantiniani” (pubblicati nel 1969 a cura di Boselli), è documentata la presenza del Vantini a Rivatica nel 1832, su invito del Dottor Della Bianca, per il progetto di un “casino gottico”.

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Il santuario è ubicato nel punto più panoramico del colle detto Monte della Madonna. Secondo la tradizione popolare il tempio fu edificato sul luogo dove avvenne la miracolosa apparizione della Vergine ad un contadino assetato al quale indicò la fonte per dissetarsi. Sul luogo dove apparve la Madonna fiorì inoltre un roseto.

L’architettura della chiesa richiama strutture simili del XV secolo: presbiterio rettangolare voltato, aula unica con tetto a capanna sorretto da archi traversi. Al XVI secolo risale la costruzione del campanile e del protiro antistante l’ingresso e la cappella del lato sud.

All’interno del santuario sono presenti affreschi realizzati cronologicamente dal XV al XVIII secolo. Il più prezioso è la Madonna in trono col Bambino e la Trinità realizzato nell’ultimo quarto del XV secolo e probabile frutto di una committenza di prestigio. Si tratta della raffigurazione della Trinità sul lato destro, associata sul lato sinistro alla Vergine con il Bambino, composizione che iconologicamente si chiama Quaternità mariolatrica. Nel 1833 le truppe austriache che vi erano accampate dovettero abbandonare il santuario perché l’acqua del pozzo si era esaurita. Una volta allontanati i soldati, pare che l’acqua, come si racconta nella tradizione popolare, sia ritornata nella sua sede naturale.

Il castello è visitabile all'esterno e nella corte interna.La Biblioteca è visitabile durante gli orari di apertura: lunedì 14-18.30; martedì e venerdì 9-12 e 14-19; giovedì 14-18.30 e 19.30-21; sabato 9-12 e 14-18; mercoledì e domenica chiusa.

Il castello Oldofredi, uno dei più antichi e meglio conservati del Bresciano, si trova su un’emergenza rocciosa nella zona meridionale del centro storico. Vi si accede da due ingressi a nord e a est, dove negli anni Ottanta del ‘900 fu addossata una massiccia scalinata. Sorge su un’area insediata fin da età romana e la prima notizia di un castello in Iseo è contenuta nel Polittico di Santa Giulia, elenco delle proprietà del monastero bresciano (fine IX-inizi X secolo). Il nome Oldofredi deriva dalla nobile famiglia iseana, ma non vi sono documenti che ne attestino la proprietà o l’uso.

Il corpo di fabbrica più antico è il mastio (fine XI-inizi XII secolo) nell’ala meridionale e non più visibile dall’esterno. È a pianta quadrata di circa 10 m di lato e mozzato a circa 12 m dalla base, con spessi muri di pietra. Probabilmente faceva parte del castrum incendiato da Federico Barbarossa nel 1161 e, in tal caso, sarebbe stato risparmiato dalle devastazioni, in quanto ancora descritto nelle fonti seicentesche.

Sul sito del castrum fu eretto fra XIII e XIV secolo un nuovo castello a pianta rettangolare costituito da cortine rettilinee difese agli angoli da torri quadrangolari scudate, cioè con un lato aperto verso l’interno, a base scarpata. Era circondato da un profondo fossato scavato nella roccia e oggi in parte colmato. Vi si accedeva a nord e a sud tramite due porte con arco a sesto acuto e, nelle chiavi di volta, vi era lo stemma della potente famiglia veronese dei Della Scala, che strinse con gli Oldofredi rapporti politici all’inizio del Trecento. Entrambe le porte erano precedute da larghi avancorpi sporgenti che permettevano il passaggio carraio e pedonale; erano chiuse da battenti lignei e da una saracinesca e dotate di ponti levatoi. Il primo era protetto da una torre, oggi completamente perduta, che ne sovrastava l’avancorpo, e il secondo dal mastio, al quale si addossava lateralmente.

La rocca aveva il duplice obiettivo di caposaldo strategico nella difesa del territorio e di apparato di controllo militare del paese. Benché la sua datazione coincida con il breve dominio dei Della Scala nel Bresciano e vi sia il loro stemma, non è possibile stabilire se la costruzione sia inquadrabile fra i loro interventi fortificatori, poiché non è ancora stato determinato se le porte siano coeve al resto della struttura o se siano frutto di una ristrutturazione in epoca scaligera di un complesso precedente.

Sotto il dominio veneziano il castello perse la sua importanza militare e divenne proprietà dei Celeri fino al 1585, quando venne donato ai frati cappuccini. Subì quindi diverse modifiche: il rivellino triangolare irregolare, costruito oltre il fossato meridionale nel XV secolo a difesa dell’accesso esterno al castello, divenne l’orto dei frati; le torri furono mozzate; fu costruita la chiesa di San Marco, consacrata nel 1629, a navata unica coperta a botte con unghie laterali e con facciata decorata a finte architetture.

Fra XVII e XVIII secolo furono aggiunti il corpo a due piani all’esterno del muro nord e gli edifici lungo i tre lati del cortile. Il corpo a sud ha portico e loggiato costituiti da archi sorretti da pilastri in muratura a sezione rettangolare. A piano terra un affresco seicentesco raffigura uno scambio di doni fra un frate e alcuni personaggi in vesti orientali; a livello del loggiato vi sono i resti di una Crocifissione. Affreschi settecenteschi si trovano lungo la scala d’accesso ai piani superiori (Madonna della Misericordia, San Fedele da Sigmaringen), al primo piano (Ecce homo, Sant’Antonio da Padova) e sull’androne di ingresso al cortile (Annunciazione).

Con le soppressioni napoleoniche, i frati abbandonarono il convento nel 1797 e il complesso, divenuto proprietà privata, fu trasformato in appartamenti. Fu acquistato dal Comune di Iseo negli anni Sessanta del ‘900 e restaurato. Oggi mantiene in parte la funzione abitativa e ospita la biblioteca comunale, alcune associazioni culturali e, nella ex chiesa di San Marco, la sala civica.

Angelo Valsecchi

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La chiesa di Sant'Eufemia, sorta negli ultimi decenni del X secolo, si trova poco distante dal centro abitato di Nigoline ed è posta all'interno di un'area cimiteriale.
Elementi che rimandano al periodo medievale sono alcune caratteristiche della facciata, l'andamento a capanna delle falde del tetto e una feritoia a croce oggi tamponata.
Si riconosce poi facilmente l'impianto della chiesa altomedievale: l'edificio era orientato in senso est-ovest con la facciata ad ovest e l'abside trasformata poi in cappella orientale.
Verso la fine dell'XI secolo e l'inizio del XII venne aggiunto il campanile, che oggi si presenta con le pareti interamente intonacate e con la porzione terminale ricostruita integralmente nel 1700.
Sul basamento, originario, si possono ancora notare sui quattro lati le specchiature romaniche ribassate.

Nel corso del XV secolo l'antica chiesa subì una radicale trasformazione, in quanto venne demolita la parete sud e costruito un nuovo e più grande edificio che assunse l'attuale orientamento nord-sud e l'antica abside della chiesa altomedievale divenne quindi una cappella laterale, sede del fonte battesimale.
Internamente la chiesa conserva diversi dipinti.
Sia le pareti che la volta a botte del presbiterio furono dipinte con affreschi attribuiti al XIV secolo: si può notare nella volta il Cristo Pantocrate con i quattro evangelisti, mentre sulle due pareti sono effigiati i dodici apostoli (sei per lato).
Nella campata di mezzo in lato ovest è posto un grande affresco di XV secolo raffigurante San Gottardo in cattedra fra San Rocco e San Sebastiano; nel dipinto compaiono anche due stemmi delle famiglie dei Federici e dei Della Corte.
Di grande interesse artistico è poi il ciclo pittorico di cui è ornato il presbiterio, attribuito a Floriano Ferramola, pittore bresciano della prima metà del Cinquecento.
Particolare è il cimitero in cui si trova la chiesa di Sant’Eufemia in quanto conserva ancora le steli e le lapidi tombali dei secoli XIX ed inizi XX secolo.

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+39 030 7356623

www.madonnadellaneveadro.it

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Tutto ebbe inizio il venerdì 8 luglio 1519, quando un pastorello sordomuto di Adro di nome Gian Battista Baioni, figlio di Martino, se ne tornava in paese raccontando dell’incontro con una misteriosa Signora vestita di bianco che gli aveva affidato un messaggio per la sua gente.

L’evento era accaduto in una località chiamata «La Cava» per l’abbondante presenza di sabbia, in territorio di Adro, ma allora confinante con Nigoline e Torbiato, a un chilometro e mezzo dalla chiesa parrocchiale. Il posto era chiamato anche «Oneto» per la lussureggiante e fitta vegetazione di ontani e l’abbondanza di acque sorgive.

La testimonianza più significativa che descrive il fatto dell’apparizione si trova in una lettera inviata da Venezia il 3 ottobre 1772 al custode del Santuario. Un documento desunto da un libro molto antico, che si rifà a «esatti processi» anteriori.

Gli abitanti di Adro subito diedero credito al pastorello recante il messaggio della Madonna. Era nota a tutti, infatti, la disabilità del ragazzo, che adesso parlava e sentiva correttamente. La lingua «materna» l’aveva imparata direttamente dalle labbra di Maria!

Immediatamente deliberarono per la costruzione del Santuario voluto dalla Madonna, proprio nel luogo dove lei era apparsa. Nel 1520, un anno dopo l’apparizione, la chiesetta era già una realtà.

Il decreto del 19 dicembre del 1520 redatto dal rev. Francesco de Caperoni concede il giuspatronato sulla chiesa e il diritto di nomina e di presentazione del rettore alla Curia per l’investitura canonica della chiesa stessa e del beneficio semplice annesso. Tale diritto è riaffermato nelle bolle di investitura a rettore di don Filippo Marzoli (1553) e di don Francesco Pontoglio (1611).

La chiesetta era rivolta a notte. Tre finestre davano la luce: due alle pareti laterali e una, un poco più in alto, sulla porta centrale. Questa porta si apriva su un piccolo spiazzo, mentre una seconda a sinistra dava sulla strada comunale. Due stemmi della Comunità di Adro campeggiavano nella chiesa: «uno nel coro e l’altro sulla porta grande in fondo della chiesa» ben visibili fino ai primi decenni del ‘700. C’erano anche tre altari: il maggiore e due ai lati dell’unica navata. Addossati a destra del coro c’erano: la piccola sagrestia, il campanile e la stanza dell’eremita, addetto alla custodia della chiesa.

Il card. Durante Duranti, vescovo di Brescia (1552-1558), concessee l’indulgenza di 100 giorni per ogni visita al Santuario. Il decreto dell’indulgenza, come attesta il capomastro Andrea Porta era scritto «sopra le due nicchie laterali» della chiesa che vennero coperte con calce, come i due stemmi della Comunità di Adro, per ordine del rettore don Francesco Zini (1711-1722). Non si parla dell’apparizione, ma la concessione dell’indulgenza rileva l’importanza ben presto assunta dal piccolo Oratorio.

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Visibile solo esternamente

Posizione panoramica

Il luogo dove è ubicato il castello fa supporre che esso sia sorto sulle vestigia di un precedente castelliere preistorico. Sicuramente il sito era conosciuto dai romani. Il borgo, il cui nome potrebbe derivare da “capreulus” (capriolo) oppure dal casato dei Caprioli, viene citato per la prima volta in un documento datato 879.

Il castello fu edificato a cavallo fra IX e X secolo per essere poi dato in feudo alla famiglia Lantieri di Paratico. Insieme ai suoi omologhi di Muzziga, Palazzolo sull'Oglio, Paratico e Venzago, costituì una delle fortezze-caposaldo delle sanguinose lotte feudali a lungo protrattesi fra bergamaschi e bresciani per la conquista delle acque del fiume

Le truppe svizzere si stanziarono qui durante la guerra tra Francesi e Spagnoli. Nel 1516 Capriolo si trovò in mano all'esercito francese del Lautrech. Nel 1521 gli abitanti, avvertito l'incalzare delle truppe di Prospero Colonna, furono costretti a rifugisrsi sulle montagne. Otto anni dopo decisero di ribellarsi alle angherie degli imperiali e gettarono numerosi soldati in un burrone. Non si sa se vi fu rappresaglia da parte dei militari del re.

Nel 1610 il Da Lezze descrive la rocca come «derocata, antiqua e destrutta con le sue muraglie». La quale fu ceduta verso la fine del XVII secolo alle suore dell'isola delle Grazie di Venezia, che qui si trasferirono dimorando poi nel convento eretto nel 1692. Nel 1812 il luogo di preghiera passò alle monache Orsoline.

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Dedicated to conifers with examples from all seven existing families, it is located in the Fus valley. It is an oasis of peace that extends around a small lake and changes appearance with the passing of the seasons.

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030 2977833-834

https://www.bresciamusei.com/castello.asp

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he castle stands on Cidneo Hill, which constitutes an important park area within the city. It is one of the most interesting fortified complexes in Italy, in which signs of the various periods of domination are still evident. 
The central keep, the impressive battlemented walls and the tower were built by the Visconti, whereas the massive ramparts and monumental entrance with drawbridge bear witness to the power of the Venetian Republic, which sustained the city for more than four centuries. 
Once focus of Brescia’s  famous “Dieci Giornate” rebellion, the castle has now abandoned all belligerence and instead offers visitors the opportunity to stroll on its rolling slopes. The hilltop can be reached from the centre of the old city centre, Piazzetta Tito Speri, by means of Contrada Sant’Urbano.

The Visconti Keep houses the Luigi Marzoli Arms Museum, one of the most important of its kind in Europe because of the wealth of XV and XVI  arms and armour and XVII and XVIII guns in its collections.

The Museum of the Risorgimento is housed in the Grande Miglio (corn store), and has many interesting objects on display: documents, pictures, period prints, and historic relics.

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Established in 2000, it covers 4,309 hectares in the area of Brescia as well as other municipalities of Franciacorta (Rodengo Saiano and Cellatica).

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https://www.bresciamusei.com/capitolium.asp

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The historic heart of Brescia is home to substantial archaeological remains relating to monumental buildings of the Capitoline area of the ancient city. In Roman times, Brescia - Brixia - was one of the most important cities of northern Italy. The Capitolium was the main temple of every Roman city and was the symbol of the culture of Rome. It was devoted to the cult of the “Capitoline Triad”, made up of the main gods of the Latin pantheon: Jupiter, Juno and Minerva. The faithful would gather for the main ceremonies in the space in front, where sacrifices were also made. Today it is possible to enter the temple and see the original parts of its decoration and the furnishing of the large cells. Inside, it still retains the original floors, slabs of coloured marble, arranged to form geometric patterns (opus sectile) that date back to the first century AD. Fragments of cult statues and furniture were also placed inside the cells In addition to stone altars from Botticino, which were found here in the nineteenth century. The tour opens with an account of the long history of this area, its discovery and its functions, in a pleasant atmosphere where images and voices accompany visitors on their journey time.

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For almost two centuries piazza Cavour has been the heart of Rovato. Its main characteristics are the beautiful semicircular arcade to the north of the square and the peculiar cobblestone pavement. The realization of this square was promoted in 1838 by Carlo Angelini who was the provost at the time. His intention was to create a market square and he assigned the architect Rodolfo Vantini the task of planning the work. In order to make room for this square the south walls of the castle (dating back to 1453) were demolished and the old moat was filled in. Vantini decided to spare the entrance of the castle with its imposing arch which even now leads to the parish church of Santa Maria Assunta and to the heart of old Rovato. In more recent years, then, new shops and porticos were built in order to satisfy the influx of tradesmen who come to Rovato every week on market day (the market now is held in Foro Boario area). Piazza Cavour hosts now many events, such as concerts, theatre and cinema shows and trade exhibitions.

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030/9823617

http://www.sanpietroinlamosa.org

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Located near Provaglio Iseo, the monastery of San Pietro in Lamosa is an excellent place for enjoying a beautiful view of the bogs of Sebino, which were declared a Nature Reserve in 1983 and can be explored on foot or by bicycle. The monastery is named after the “Lame”, the marshes that the Cluniac monks cleaned up using new agricultural techniques, after having been gifted the complex by two Lombard landowners in 1083. During the Middle Ages, the monastery was a pilgrimage destination and also a resting place for the merchants and travellers who trekked along the Franzacurta road that led from Brescia to Iseo. In 1536 the monastery was passed on to the Benedictine nuns of Santa Giulia in Brescia, who retained possession of it until the suppressions of the eighteenth century. It then became the property of the Bergomi-Bonini family, who gave the church to the parish of Provaglio in 1983. The recently restored monastery of San Pietro has regained its original appearance, with its mediaeval apse, bell tower and vast nave, which was extended in the mid-sixteenth century. The frescoes that adorn the church, some of which reveal the influences of Gambara, Foppa and Romanino, have also been partly salvaged. The original Romanesque lines are best seen from the outside, in the apses and splayed windows. The well-preserved Baroque chapel is located on the square in front of the church, which seems to rise magically from the Lame marshes behind it.

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Lake Iseo (also known as Sebino, its ancient Roman name) is the sixth largest lake in Italy, and it has the singular distinction of being home the largest inhabited lake island in Europe: Monte Isola. It was formed by the excavating action and subsequent withdrawal of an alpine glacier.
The landscape and nature of the Lake provide a happy meeting point between north and south. The north has a crown of snow-capped mountains, abundant river water, green hills caused by the rain and a cool breeze that takes the edge off the summer heat. The south has a mild climate, a bright sky and Mediterranean flora symbolised by the olive tree. The landscape has also been marked by the encounter between land and water: a dramatic encounter where the high cliffs drop straight into the lake, and a gentle encounter where the mountains and hills slope down towards the water’s edge.

For more info:

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This complex is located in a fantastic position on the eastern slopes of Monte Orfano, in the municipality of Rovato. In 1449, two brothers from the congregation of the Servi di Maria (Servants of Mary) obtained land to build a convent and a church, which was completed in 1503. It soon became a pilgrimage destination, particularly during major festivals dedicated to the Virgin Mary, until 1772, when it was suppressed. It was only in 1963 that the Servi di Maria re-established a religious community within the complex, which also houses works of great artistic importance, including an Annunciation by Romanino (1485-1566). The convent has a cloister with perfect geometry. The simple lines of the columns and arches frame the central well, which is adorned with a refined wrought iron decoration.

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030 9826142

http://www.palazzomonti.it/

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As early as the thirteenth century, this was the seat of the fiefdom of della Corte. The current complex was built around two centuries later, and it still retains its original seventeenth century structure. The noble della Corte family from Iseo later joined to that of the Monti of Montichiari barons, hence the name of the Palace. The current owners, Counts Marie-José and Alessandro d’Ansembourg, are the descendants of this family, which is almost a thousand years old. For over four centuries, Palazzo Monti della Corte has welcomed friends and guests in an elegant, romantic and intimate atmosphere. The surrounding environment is full of charm and beauty, making the Palace and its vast rooms and lovely garden the ideal setting for important moments and exclusive events, meetings and weddings. The seventeenth-century staircase in Sarnico stone leads the way from the great hall to the most exclusive areas of the Palace: the large gallery and the elegant Blue Room. The gallery is decorated with stucco, eighteenth-century friezes and rich gilt mirrors and extends for the entire length of the facade, with large windows that offer panoramic views of the magnificent garden, while the Blue Room enchants visitors with its majestic fireplace, exquisite Murano glass chandelier and timeless charm.

The palace can not be visited.
Location available for events and weddings.

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030 653278

http://www.lamontina.it/

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The “La Montina” Estates is the only institution in Europe that can claim ownership of a real contemporary art museum (officially recognised by the Lombardy Region) mainly dedicated to Remo Bianco, (Milan, 1922 - 1988), the world renowned artist famous for his multi-material works that combine varied materials and techniques. The museum periodically houses solo exhibitions by contemporary artists, whose works are brought to life in a unique museum route that winds through cellars, barrels, majestic rooms and bottles resting on the lees.

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The Abbey of San Nicola, one of the most monumental religious buildings in Italy, was founded in the tenth century and flourished for a second time thanks to the Olivetani, who obtained possession of the Roden priory in 1446. In 1969, the complex – which was then the property of the State – was given over to use by religious practitioners, who returned it to its original purpose. This marked the beginning of a massive renovation that restored the church, the cloister from the late sixteenth century with its combined columns, the rustic fifteenth-century cloister, the refectory, the monumental gallery and various rooms that house masterpieces of the greatest exponents of art from the Brescia region, especially from the sixteenth and seventeenth centuries. It houses a workshop for the restoration of books.

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391 7758095

http://www.palazzotorri.it/

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This delightful Villa is still a private home, and its rooms and halls are enhanced with antique furniture and frescoes painted in the eighteenth century. Between the late nineteenth and early twentieth century, Paolina Calegari Torri and her husband Alessandro opened their home to the public and transformed it into a veritable “cultural salon” frequented by distinguished guests where they held parties, meetings, debates and cultural initiatives. Participants included writers and poets like Carducci, Fogazzaro and Giovanni Pascoli, painters and sculptors like Francesco Michetti, Antonio Salvetti, Franz Lenbach, Hugo Freiherr von Habermann, Serafino Ramazzotti and Domenico Trentacoste, composers and musicians such as Paolo Chimeri and Adele Bignami Mazzucchelli, men of Church and State such as the Bishop Geremia Bonomelli and the Minister Giuseppe Zanardelli and, finally, intellectuals, scientists, thinkers and aristocrats from the most important families of Brescia. Palazzo Torri still remains a centre for cultural activities and a picturesque location for events, meetings and weddings. It also offers rooms on a B&B basis. It is a historic site, which can be visited by appointment.

Visits on request.
Location available for events and weddings.
Rent rooms or whole palace for holidays.

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030 736008

The parish church of Capriolo, dedicated to Saint George, was built in XVII century and was restructured at the beginning of the XX century. Inside the church excellent artworks are stored: a Resurrection by Girolamo Romanino, a sixteenth-century painter from Brescia, Saint Gervasio and Protasio Martyrdom by Callisto Piazza and a fifteenth-century wood statue depicting the Old Maiden.

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This park stretches along the river that flows from Lake Iseo and flows slowly in the plains of Lombardy. Also includes two of the municipalities of Franciacorta, Paratico and Capriolo, where there are some interesting paths. Many initiatives are organised throughout the year to make the most of the local environment, flavours and traditions.

According to the legend, the bishop Saint Vigilio founded the Pieve in the VI century, perhaps above an ancient roman temple. The church was rebuilt in XII century with Langobardic shapes and in the XIX century architect Rodolfo Vantini refurnished the interior. Although the remakes, the bell tower keeps its original form and is described as “the most beautiful Romanesque bell Tower in Brescia”. Inside the Church are stored two interesting artworks by the XIX century painters Angelo Inganni and Francesco Hayez.

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030 736094

https://www.riccicurbastro.it/web/museo-agricolo-e-del-vino/

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The Ricci Curbastro Agricultural and Wine Museum is the result of over thirty years of research by Gualberto Ricci Curbastro. Opened in July 1986 and continuously expanded over the years, the museum is a unique place in Franciacorta that preserves thousands of objects that bear witness to the agricultural work of the past, in the buildings of the Azienda Agricola Ricci Curbastro. Four rooms divided by theme can be visited by reservation, to guide you and explain the work in the vineyards, then and now. The Museum is open all year from 9 to 12 and from 2 to 6. The visit lasts one to one and a half hours, for a maximum number of 100 participants.

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030 7760291

This Pieve was rebuilt in the XIII century in Romanesque – Gothic style with an apsis polygonal outside and circular inside made of white stones. Some grey sandstone fragments of the Pluteo give testimony of the ancient origin of the Church and capitals recall the Gothic architecture. The remarkable frescos inside the Church are attributed to painters influenced by Gentile da Fabriano, who was working in the city of Brescia during the same years.

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Situated on the Cerezzata Hill, a suburb of Ome, the Shrine dated back to the XVI century. The Blessed Virgin Mary statue, made in local stone in considered “the most ancient Mather of God image in the land of Brescia” (Father Murachelli, 1956). The inner walls of the church are decorated with a precious circle of frescoes of the first half of the XVI century.
During the centuries, the Shrine has been transformed and expanded many times: in the XVIII, the orientation of the church was changed to host all the pilgrims arriving from every part of Brescia to celebrate the Nativity of the Virgin, September 8.

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Erected in the XVI century, the Shrine conserves some remarkable works by Romanino and Pietro Marone.  The work of Grazio Cossali on Saint Borromeo’s life has an historical importance: the painter personally met the Saint during the XVI century.

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Journey through the history, art and spirituality of Brescia, from prehistoric to modern times. This unique attraction is housed in a monastery founded by Desiderius, the Lombard king, and his wife Ansa, built on the remains of a pre-existing Roman domus. The monastery of San Salvatore (later called Santa Giulia) had properties in Franciacorta, which are documented as early as 766 (in the diploma of Adelchi). The museum complex includes the basilica of San Salvatore, the oratory of Santa Maria in Solario, the fifteenth-century church of Santa Giulia and Renaissance cloisters. It periodically hosts important art exhibitions.

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030 9823141

http://www.torbiere.it

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These are located on the outskirts of the Franciacorta area, where the hills slope down to Lake Iseo. A natural oasis of international interest and a unique site within Europe, it has been recognised as a Nature Reserve by the Lombardy Region since 1983. With their ponds and marsh vegetation, the bogs cover around 360 hectares, and they can be visited by following paths and wooden walkways that are well-integrated with the landscape. The best place to admire them with as a whole is the courtyard of the monastery of San Pietro in Lamosa, in Provaglio d’Iseo. The bogs are a special environment that was gradually created from the end of the eighteenth century to the middle of the twentieth following the extraction of peat, which was used as fuel. The excavation has given rise to numerous basins that are still visible today, providing a natural habitat for hundreds of birds and marsh plants. As such, the bogs are now surrounded by thick reeds and rushes and cattails, dotted with sparse trees, while the ponds are covered with water lilies (which are in full bloom from May to September). The many types of birds that live undisturbed at the site include as many as 25 species of marsh birds, such as herons, great crested grebes, purple herons, cormorants, shovelers, marsh harriesr and the black kites.

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Built by the Dominicans in the 14th century on top of the hill of the same name, which is covered in terraces and vineyards, the Santissima is one of the most scenic places in Franciacorta and a symbol of Gussago. The park contains well-equipped stopping points, educational panels, a viewpoint, and a pedestrian/cycle track that circumnavigates the park.

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+39 360 1030495

www.valtrompia.cosedafare.net

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Maglio Averoldi is a former mediaeval smithy that is still operational today. It is now a living museum, where you can get to know the history and manufacturing methods of ironworking, one of the most typical traditional activities from the province of Brescia. In particular, it teaches visitors about the art of “bruzafér”, a technique for working red-hot iron, used to create tools, furniture and sculptures, and once widespread in Franciacorta. The first document that mentions Maglio dates back to 1155. After that time, despite ups and downs, the forge remained in business until the death of its last owner, Andrea Averoldi, in 1984. Having been bought and restored by the Municipality, it now offers practical demonstrations of this ancient and valuable work. The house where Andrea Averoldi lived now hosts the collections of Pietro Malossi, an antiquarian from Brescia who collected many valuable objects and works of art and who donated them to the Foundation that bears his name in 1988.

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030 2977833-834

https://www.bresciamusei.com/pinacoteca.asp

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Brescia Art Gallery, or Pinacoteca, holds a notable collection of artworks by Raphael, Foppa, Savoldo, Moretto, Romanino, Lotto, Ceruti, Hayez, Thorvaldsen, Pelagi, Canella and Canova to name but a few. They are exhibited in 21 rooms reflecting the complex history of the gallery, guiding visitors also on a historical and critical tour that marked its structure from the late 14th century to the beginning of the 19th century.

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348 0535825

http://www.villafassati-barba.com/

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Villa Fassati Barba, an elegant mansion dating back to 17 th century, is located in the heart of  of Franciacorta. 

This house is one of the many beautiful mansions of the Fenaroli Family that owned properties throughout the entire province of Brescia.

 

From the centuries-old park of the Villa, dominated by majestic trees, you can admire the medieval castle of Passirano, surrounded by rolling hills with a hundred acres of green vineyards.

Villa Fassati Barba is the ideal location for every event: weddings, parties, gala dinners and corporate events can find the perfect set in this ancient and noble house.

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