01/01/2012 - ISEO 10 dicembre – 30 aprile 2012
Mostra di burattini e pupi della collezione Bruno Poieri
25/02/2012 - Apertura delle cantine, delle distillerie e degli artigiani del prodotto tipico nel weekend
Le forme di allevamento oggi presenti in Franciacorta sono la testimonianza storica dell’evoluzione del vigneto e della tecnica colturale avvenuta in questo territorio, in modo repentino, negli ultimi 40 anni.
L’età dei vigneti presenti in Franciacorta è variabile, ma se ne trovano soprattutto risalenti a tre epoche successive di sviluppo.
Una prima fase di impianto è avvenuta negli anni 1960-1970. Di quell’epoca rimangono i segni negli ultimi impianti a pergola, in netta contrazione, perché le performance qualitative di queste vigne non sono più in linea con gli attuali obiettivi qualitativi della Franciacorta.
La seconda fase di impianto è stata realizzata tra la metà degli anni ’70 e la metà degli anni ’80, quando le scelte furono guidate da nuove esigenze di meccanizzazione del lavoro in campo, che portarono a forme di allevamento a spalliera alta, quali il Sylvoz o il Casarsa, poi modificato in Miotto. Ancora oggi esiste una piccola parte di vigneti impiantati con questi sistemi, e la produzione è stata ricondotta ai criteri di qualità richiesti oggi, con pratiche colturali attente ed evolute.
La terza fase di costituzione del vigneto Franciacorta si colloca intorno agli anni ’90. In quel periodo si operò una precisa sterzata verso impianti più fitti, con un numero di ceppi/ettaro compreso tra 4000-6000, con viti a ridotto sviluppo vegetativo, a spalliera bassa e sviluppo ascendente, come il Guyot e il Cordone speronato, e contenuta produzione per ceppo. Da allora la strategia di impianto si è consolidata verso questa tendenza - passando anche per esperienze di densità fino a 10.000 ceppi/ettaro - e il principio che la qualità delle uve passa per una contenuta produzione a ceppo, nell’ordine di 1-1.5 massimo 2 kg, oggi non è più in discussione.